Artista e rosolinese…Armenia Panfolklorica

Artista e rosolinese…Armenia Panfolklorica

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Mariachiara Armenia, in arte "Armenia Panfolklorica"

Intervista ad una donna che ha saputo cogliere le mille sfumature culturali della propria terra, raccordando nella propria arte folklore e femminilità e mettendosi in gioco in prima persona

A cosa ti ispiri per le tue opere e performance?

Gli ingredienti dai quali traggo ispirazione sono numerosi e provengono dagli ambiti più disparati. La maggior parte di questi elementi hanno a che fare con l’antropologia culturale. Negli ultimi anni mi sono occupata, ad esempio, di approfondire il tema e le dinamiche del concetto di “sincretismo artistico”. Questo tipo di ricerca mi ha condotta a focalizzarmi principalmente sugli incontri e gli scontri di Oriente e Occidente e sull’analisi dettagliata degli usi e dei costumi delle culture che erano in qualche modo connesse da somiglianze estetiche e folkloristiche. Sono saltate fuori potentissime analogie tra la cultura siciliana e quella di alcuni paesi geograficamente lontani; risultati che mi hanno ispirata a creare nuovi lavori artistici che esprimessero al meglio questi legami insoliti. Dal punto di vista performativo le influenze sono legate invece al teatro delle origini, a quegli antichi culti dedicati a Dioniso, il dio barbaro venuto dall’Oriente; alle rappresentazioni sacre di strada, le processioni e tutti quei riti popolari cristiani vibranti ancora di una memoria pagana. Le personalità legate al mondo dell’arte che per me sono fonte di ispirazione, facendone un elenco che va da un’epoca all’altra, sono Hieronymus Bosch, William Blake, la Confraternita dei Preraffaelliti e quella dei Nazareni, Adolfo Wildt, Kazuo Ohno, Hermann Nitsch, Vettor Pisani, Sergej Paradzanov, Luigi Ontani, Peter Greenaway, Marina Abramovic, Matthew Barney e Anna Varney.

“ Matri meghidda” (performance)
“ Matri meghidda” (performance)
Pasqua indiana  (performance, palma intrecciata siciliana, costumi indiani)
Pasqua indiana
(performance, palma intrecciata siciliana, costumi indiani)

Che ruolo giocano territorio e tradizione nella tua arte?
Sono fondamentali. Ho cominciato a dipingere -con la consapevolezza di chi vuole fare l’artista- a dodici anni. Prima del mio trasferimento a Bologna mi importava poco e niente della mia terra, ma guardandola a distanza di timidezza ho scoperto la voglia viscerale di riproporla attraverso le mie opere, e soprattutto di studiarla approfonditamente. Ad esempio, per preparare uno dei miei progetti più complessi, “Visitu visitusu, Armenia Bara!”, anzitutto ho intervistato Salvatore Guastella -celebre pittore rosolinese di carretti – grazie al quale ho appreso gli elementi che caratterizzano la sua arte. Dopo questa fase, sono tornata a Bologna dove, grazie all’aiuto di un falegname esperto, ho costruito una bara a grandezza naturale che ho poi decorato con i motivi e la tecnica dei “carritteri”. L’impianto decorativo è ovviamente di matrice sincretista e incrocia i repertori siciliano, messicano e balinese. A lavoro ultimato, anziché esporre l’oggetto in una banale installazione, ho pensato bene di organizzare il mio funerale con tanto di necrologio, donne piangenti e fiori cimiteriali. Può suonare lugubre, ma vi assicuro che il risultato è stato grandioso, la performance ha riscosso un successo enorme e ha reso onore ad uno dei temi cari alla nostra tradizione, “u luttu”.

“Bali coi pupi”  (lamierino a sbalzo, lamierino, broccato, passamaneria, formine).
“Bali coi pupi”
(lamierino a sbalzo, lamierino, broccato, passamaneria, formine).
“San Saulo sugli scudi” (olio e foglia oro su tavola trattata a stucco colorato)
“San Saulo sugli scudi” (olio e foglia oro su tavola trattata a stucco colorato)

Perché non hai fatto ancora nessuna performance nè mostra delle tue opere a Rosolini?
Per due ragioni: la prima ha a che fare con il mio domicilio, per anni bolognese, adesso in continuo spostamento. Sto così poco a Rosolini che fino ad ora non ho avuto modo di pensare ad organizzare una mia performance qui. La seconda ragione ha a che fare con il timore di non essere capita. La performance è un genere nuovo, nato negli anni ’60 ma che nel sud Italia è approdato molto dopo, e che nelle scuole non si cita nemmeno. Per questo motivo non ho idea di come Rosolini potrebbe accogliere un’arte del genere. Sarei curiosa di scoprirlo, e chi lo sà magari potrebbe scapparci qualche evento. Ma ci tengo a precisare una cosa fondamentale: le mie performance non hanno nulla che fare con gli sconvolgimenti del corpo, si basano piuttosto sulla volontà di trasformare la pittura da fredda lapide museale in oggetto che si attiva attraverso il rito della performance, e che in un secondo tempo ne diventa testimonianza tangibile.
Nel tuo ambiente noti discriminazione nei confronti delle artiste?
No, devo dire che il numero delle donne artiste è sempre più in crescita. L’unico problema è rappresentato da una certa mancanza di professionalità da parte di certi critici, curatori e artisti maschi che, anziché lavorare con serietà spesso si perdono in “cascamortismi” da quattro soldi che generano soltanto imbarazzo sul posto di lavoro. Ma per il resto mi sembra tutto abbastanza positivo.

Giovanna Alecci

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