Aziende di pullman del ragusano: “Ditta rosolinese furbetta”. La risposta: “Tutto regolare”

Aziende di pullman del ragusano: “Ditta rosolinese furbetta”. La risposta: “Tutto regolare”

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Può una ditta con licenza rilasciata da una Regione diversa, prestare servizio in Sicilia? Un interrogativo che ha portato alla protesta di alcune aziende di pullman del ragusano, con in testa la “Luigi Abbate” di Modica (ci sarebbero tra le firmatarie della lettera anche la “Siciltour” di Pozzallo, la “Elios” di Scicli, la “Turistica id” Ragusa e la “Mercorillo” di Acate), che, in questi giorni, hanno invaso i giornali e siti on line con una lettera che denuncia quella che secondo loro è una prassi utilizzata da alcune ditte siciliane per aggirare le leggi e prestare servizio in modo ritenuto “furbetto”.

La lettera che pubblichiamo sotto e che è stata riportata in altri siti on line e testate cartacee regionali, è rivolta soprattutto nei confronti di una ditta in particolare alla quale manca solo il nome e cognome. Lo diciamo noi: è la ditta “D’Arrigo Viaggi”, ditta rosolinese che si è aggiudicata l’appalto per tre anni del servizio di trasporto alunni nel Comune di Modica per un importo di 1.250.000 mila euro, gara alla quale la “D’Arrigo” ha partecipato in Associazione Temporanea d’Impresa con la “Caruso Midolo di Noto”.

Il Comune di Modica, infatti, ha affidato definitivamente il servizio il 5 settembre 2014 con “esito positivo -così come si legge nella determina a firma del responsabile del VII Settore, Anita Portelli-, della procedura di verifica dei requisiti di ordine generale dell’ATI Caruso Midolo Paolo e C. sas/D’Arrigo Viaggi sas”.

La “D’Arrigo Viaggi” ha inoltre vinto il servizio di trasporto alunni nel Comune di Rosolini, sempre di durata triennale, per un importo di poco superiore a 160 mila euro, gara alla quale è stata l’unica ditta a partecipare.

Quello che vogliono fare emergere le ditte del ragusano, anche se con quasi un anno di ritardo, è che anche la “D’Arrigo Viaggi” avrebbe una licenza rilasciata da un’altra Regione, e quindi, come puntualizzano, non potrebbe svolgere il servizio nella Regione Siciliana. E pongono questa domanda: “Le Istituzioni ci dicano chiaramente se tale prassi che noi riteniamo irregolare, è una strada percorribile e non sanzionabile, perché se così fosse “Conviene vivere nella illegalità”.

Ecco parte del testo della lettera: “Nei territori del Ragusano e del Siracusano assistiamo oggi a un proliferare di aziende nuove di noleggio pullman autorizzate all’esercizio da altre Regioni non siciliane, alle quali si contrappone una tendenza assolutamente negativa riguardante la nascita di nuove aziende con autorizzazioni rilasciate dalla Regione Sicilia. Constatiamo anche come le prime riescano a incrementare celermente il proprio parco macchine, mentre le seconde a fatica riescono a stare sul mercato e rischiano ogni giorno la chiusura dell’attività. In questo caso la differenza e la distanza dei risultati finali ottenuti è dovuta non tanto o non solo alla capacità degli operatori, ma principalmente alla diversità dei regolamenti applicati che sono stati emanati da Regioni diverse a totale vantaggio degli operatori con autorizzazioni extra-siciliane soggetti a controlli meno rigidi, a burocrazia più agevolata, a oneri economici molto meno gravosi. Tali aziende “furbette” continuano ad operare tranquillamente in Sicilia tra l’indifferenza delle Istituzioni e la mancanza di controlli seri da parte delle forze dell’ordine, se è vero che recentemente una di queste aziende ha partecipato è vinto una gara di appalto triennale di importo pari a € 1.230.000 indetta dal Comune di Modica e la stessa azienda ha vinto un’altra gara di durata triennale indetta dal Comune di Rosolini (riferimento alla D’Arrigo Viaggi ndr). Se poniamo la situazione presente in prospettiva futura comprenderemo a pieno la gravità della situazione. Infatti per una sorta di effetto “domino” sempre più aziende seguiranno la scia tracciata dai colleghi “furbetti”, visto che ottenere autorizzazioni con false dichiarazioni riguardanti la sede operativa sarà considerata una prassi usuale e sicuramente più conveniente. Fra qualche anno in Sicilia l’abusivismo “selvaggio” di un decennio fa sarà semplicemente sostituito da un abusivismo “legalizzato”. E’ nostro dovere morale acquisire una coscienza legale che innanzitutto faccia muovere le nostre attività lavorative dentro tale alveo, ma ancor più orienti il nostro operato a una onestà professionale rispettosa dell’altro anteponendo ai nostri interessi il rispetto e la dignità dell’uomo. Le Istituzioni ci dicano chiaramente se tale prassi, che noi riteniamo irregolare, è una strada percorribile e non sanzionabile, perché se così fosse “Conviene vivere nella illegalità”.

Sta di fatto che la “D’Arrigo Viaggi” non ci sta a passare per ditta “illegale” e ha incaricato il legale, Emanuele Tringali, di Avola, di tutelare la propria immagine.

“E’ vero che abbiamo una licenza rilasciata da un’altra Regione -fanno sapere dalla D’Arrigo Viaggi-, ma questo non preclude in nessun modo il fatto di poter partecipare a gare d’appalto in tutta Italia. In ogni caso stigmatizziamo il metodo ed i modi utilizzati dalle ditte di pullman ed il clamore che ne è derivato. Sarebbe bastato un loro ricorso al Tar di Catania, in occasione dell’aggiudicazione provvisoria della gara d’appalto, per avere una risposta concreta e definitiva. Per questo e per altri motivi, per tutelare l’immagine dell’azienda, abbiamo già mandato ad un nostro legale di procedere nelle sedi opportune”.

Ieri mattina, è comunque arrivata una prima smentita: La ditta “Elios” di Scicli si è dissociata dagli articoli di stampa. “L’articolo era stato spiegato in modo differente -affermano in una nota-, da quello che poi è stato realmente pubblicato. A noi è stata richiesta l’autorizzazione per un articolo contro gli abusivi: noi per abusivi intendiamo chi non paga le tasse. Durante la telefonata non ci sono stati nominati né nomi di altre aziende né Enti pubblici. Non è corretto spiegare una cosa in un modo e poi scrivere tutt’altro facendo nomi e cognomi di aziende con cui noi collaboriamo”.

La questione rimane comunque aperta: nel caso in cui la prassi utilizzata sia “regolare” e porterebbe vantaggi, come ci si adegua per non soccombere?

Ferdinando Perricone

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