“Il mio paese é razzista”: lettera di una giovane rosolinese

“Il mio paese é razzista”: lettera di una giovane rosolinese

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una giovane rosolinese fuori sede, tornata a casa in occasione delle elezioni nazionali. La ragazza, che ha preferito mantenere l’anonimato, in quei giorni a casa si è resa conto di quanto Rosolini sia cambiata. Integrazione decantata ma non attuata. Razzismo e discriminazioni. Di seguito il testo integrale della lettera.

Tornare a casa per votare: riflessioni di una fuori sede

Sono una ragazza che è tornata a Rosolini per votare e che torna indietro con l’amaro in bocca, con la rabbia e la frustrazione che mai vorrei provare quando penso di tornare a “casa”. Da una parte vi è la politica (di cui non commenterò i risultati o le promesse), dall’altra vi sono gli effetti della politica sulla gente e le sue colpe.
Il mio paesino è razzista. Non tutto sicuramente, ma un’ ampia fascia di popolazione si riempie la bocca di frasi e atteggiamenti xenofobi, vomitati fuori in ogni contesto e situazione.
“Sono ignoranti”, mi è stato detto quando alcune persone hanno pronunciato frasi degne del Ventennio fascista. Come se l’essere ignoranti non fosse una scelta, come se essere razzisti fosse un’ imposizione.
Ho visto coi miei occhi e sentito con le mie orecchie azioni e parole che dimostrano la più completa chiusura verso il prossimo, verso gli ultimi che magari dite di amare dentro le vostre chiese. Il diverso fa paura e a me invece fate paura voi.
Nel fermento di queste elezioni, molte persone hanno rigurgitato il proprio malessere trovando negli immigrati il caprio espiatorio: se stiamo male la colpa non è dell’immigrato, ma di quei politici per cui vi siete tanto accesi e per cui avete litigato e sbraitato (fastidiosamente), gli stessi che pur di rubarvi il voto vi hanno fatto promesse che non manterranno, gli stessi che hanno fondato I propri comizi sul nulla assoluto, senza sprecare una parola verso il clima di intolleranza che si respira in strada e in molte città, soprattutto in paesi come il nostro.
Non solo. Ho sentito discorsi post elettorali in cui trapelava (oltre a un’ignoranza aberrante) una certa soddisfazione per i voti che la Lega ha raccolto nel nostro territorio. La Lega, lo stesso partito che odiava I terroni e che ha fondato la sua campagna elettorale sull’odio verso il prossimo. Ricordiamoci che un ex candidato della Lega è il responsabile di un attentato terroristico contro un gruppo di persone, solo perché nere. Alcuni personaggi, poi, pensano di essere grandi politici, ma pur di guadagnarsi un pezzo di torta per un tornaconto personale o familiare o per annientare il rivale o la rivale, sono disposti a saltare da un partito all’altro, a leccare il culo a questo o all’altro personaggio, senza idee da difendere e per cui lottare: voi non mi rappresentate. Anzi, me ne vergogno. Mi vergogno di un paese che parla di cambiamento ma non alza mai la voce, non muove un dito per un’ integrazione che oltre a essere possibile è necessaria.
Inutile scrivere le motivazioni per cui non essere razzisti: quelle si trovano nei libri di scuola, nella storia passata e nelle ideologie che, seppur in forme diverse, tornano e si impongono.
Vorrei però rivolgermi alle insegnanti e agli insegnanti: l’educazione è lo strumento che abbiamo per creare posti e persone migliori. Non sprechiamolo. Non parliamo di Liberazione, di giorno della Memoria e di razzismo se poi non siamo capaci di impedire che il diverso venga emarginato e insultato; se poi non siamo capaci di ribellarci verso chi, per una poltrona, ci calpesta e ci dice che la colpa è di chi ha la pelle nera.
Per scelte e motivi personali le mie lotte le conduco altrove, con ragazze e ragazzi che nei territori e per i territori lavorano davvero, che per gli ultimi battono i piedi pretendendo una dignità che spesso, senza colpe, viene loro negata.
Tuttavia continuo a sperare che anche a Rosolini ci sia una presa di coscienza forte, da parte di tutti e di tutte.
La strada è lunga e tortuosa, ma «la rinuncia al migliore dei mondi è la rinuncia ad un mondo migliore».

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