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Sel Rosolini: «Il nostro “sì” al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni nel nostro mare»

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Il 17 aprile, dalle ore 7 alle 23, i cittadini italiani saranno chiamati a votare per il referendum abrogativo sulle trivellazioni in mare. E precisamente, partendo dal quesito: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane, anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Si tratta delle trivellazioni già in atto entro i 22,2 chilometri dalle nostre coste, mentre quelle sulla terraferma, oppure in mare ma a una distanza superiore alle 12 miglia, non verranno toccate.

«Qui si gioca una partita molto importante: la messa in discussione di un paradigma che non riguarda solo le trivelle, ma l’ambiente, la salute, il lavoro, la qualità della vita, i cambiamenti climatici -ci dice Corrado Fioretti, presidente di Sinistra Ecologia Libertà, circolo di Rosolini, uno dei partiti che al Referendum si scaglia in prima linea contro le trivellazioni-. Ci dicono che non corriamo rischi, ma questo non è esatto. A 120 km da Lampedusa, nel nostro Mediterraneo, il petrolio fuoriesce alle isole Kerkennah, ed è subito crisi ambientale e sociale. È bene ricordarlo, dall’inizio di questo secolo si sono registrate emergenze gravissime, dovute alla fuoriuscita di greggio dagli impianti, che hanno sconvolto interi Paesi. Oggi è l’azzurro del Mare Nostrum, che vediamo nelle immagini tinto tristemente di nero, ad essere in pericolo. Il Mar Mediterraneo è un bacino meraviglioso, che ospita il 20% della biodiversità marina globale, ed un eventuale disastro ambientale lo inquinerebbe per circa 100 anni, essendo un mare semichiuso con un difficile rinnovamento della massa d’acqua superficiale. Per questo quando parliamo di trivellazioni il rischio di disastro aumenta vistosamente -continua Fioretti-, al contrario di quanto i “rassicuranti” rappresentanti del Pd continuano a sostenere da settimane, pur dimenticandosi il loro “glorioso” trascorso no-triv, per cercare di smorzare l’apprensione su di un referendum scomodo al loro governo e per giustificare la loro ufficiale posizione di “astensione” su questa tematica. Il referendum del 17 aprile sarà importante perché tutti i cittadini italiani avranno la possibilità di uscir fuori dal coro delle voci bianche che allegramente sostengono le multinazionali del petrolio e hanno deliberatamente distolto gli occhi e le orecchie da loro. Il referendum sarà lo strumento che darà un peso democratico e non più trascurabile al conflitto sociale che ha vissuto e sta vivendo questo Paese e per questo spaventa coloro che, invece, credono che la democrazia evidentemente sia accessoria al loro potere di agire. Noi voteremo “Si” -sostiene Fioretti- perché sentiamo che dinnanzi alla vita e alla salute di tutti non basta la garanzia di pochissima indipendenza energetica, che non c’è; non basta la bugia della perdita di posti di lavoro così come non bastano le rassicurazioni sulla sicurezza. Questo governo ha cercato in tutti i modi di non arrivare alla consultazione referendaria, sentendo il peso di un giudizio sul suo operato, agendo sui quesiti referendari con la Legge di Stabilità, non accorpando il referendum alle elezioni amministrative per “garantire” anche la possibilità che il quorum non si raggiunga, come sostenuto da Matteo Renzi, e arrivando a “demonizzare” i presidenti di regione che non pensando ai bambini e ai loro asili “sprecano” così 350 milioni di euro».

Giuseppe Gallato

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