
Rosolini, tavola rotonda sulla riforma della giustizia: “Perché votare No al referendum”
Sabato 31 gennaio, in via Ferreri 84, si è svolta una partecipata tavola rotonda sul tema del referendum sulla riforma della giustizia, con l’obiettivo di spiegare le ragioni del No.
L’iniziativa a visto la partecipazione di magistrati e avvocati di spicco, tra cui Gaetano Bono, sostituto procuratore generale presso la Procura generale di Caltanissetta, Stefano Priolo, sostituto procuratore presso la Procura di Siracusa, e gli avvocati Giovanni Giuca e Fabio Fortuna. Presente anche Marta Giuca, magistrato rosolinese presso il Tribunale di Bergamo.
Ad aprire l’incontro è stato Corrado Fioretti, coordinatore locale del Movimento 5 Stelle: “Questa materia, oltre a essere tecnica, comincia a toccare personalmente cittadini e famiglie. Il rischio è che le scelte del governo realizzino vecchi sogni del periodo berlusconiano, mettendo in discussione l’equilibrio dei poteri e l’autonomia della magistratura”. Fioretti ha sottolineato la collaborazione con il Partito Democratico e altre sigle civiche per formare un comitato cittadino sul No: “Vogliamo spiegare in modo chiaro e diretto perché questa riforma costituzionale non va approvata”. A seguire, Tonino Basile, segretario del Pd di Rosolini, ha spiegato la posta in gioco oltre la politica: “Non è un referendum dei giudici. È un dibattito sulla democrazia. Ogni invasione di un potere sull’altro è un pericolo per lo Stato. Chi pensa di potersi tirare fuori deve capire che questo riguarda tutti i cittadini”. Basile ha raccontato un episodio personale: “Ho spiegato questa riforma a una signora anziana e non scolarizzata: solo comprendendo la storia politica e le scelte passate sono riuscito a far capire perché la magistratura è fondamentale”.
Il Sostituto Procuratore generale Gaetano Bono, presente all’incontro per un intervento tecnico, ha insistito sulla delicatezza del tema: “Parliamo di Costituzione, dei principi fondamentali che regolano la vita dello Stato. La riforma proposta rischia di abbassare la soglia di tutela della magistratura. È come ristrutturare una casa lasciando le porte senza serratura: oggi possiamo stare tranquilli, domani non sappiamo cosa accadrà”.
Bono ha poi elencato le criticità della riforma: “Il CSM non sarà più rappresentativo: i magistrati sarebbero scelti a sorte, i membri laici selezionati dal Parlamento senza maggioranza qualificata. Il risultato? Maggior influenza politica sulle carriere e sulle decisioni disciplinari, minando l’indipendenza dei pubblici ministeri e la tutela dei cittadini”.
Stefano Priolo, Sostituto Procuratore a Siracusa, ha raccontato la passione che anima ogni magistrato: “Quando applico la legge non faccio differenza tra il povero e il potente. Il magistrato deve sapere che non ci sarà alcun politico a condizionare la sua carriera. Questo equilibrio è delicatissimo e i costituenti hanno lavorato mesi per bilanciare i poteri tra magistratura, Parlamento ed esecutivo”.
Priolo ha poi spiegato con un esempio attuale: “In un mondo dove l’intelligenza artificiale governa le città e multinazionali decidono il nostro traffico e le nostre vite, voglio un giudice autonomo che possa prendere decisioni con serenità e senza condizionamenti”.
Interventi più narrativi sono arrivati dagli avvocati che hanno illustrato il punto di vista dei cittadini e della società civile. Giovanni Giuca, avvocato con oltre quarant’anni di esperienza, ha ripercorso la storia italiana recente, da Mani Pulite a oggi: “Dopo il 1992 la magistratura si è svegliata. Ha difeso con tenacia la propria indipendenza e ha mostrato che nessuno, nemmeno i potenti, può restare al di sopra della legge. Oggi c’è chi vuole tornare indietro, indebolendo il pubblico ministero e lasciando mano libera ai potenti. Non è una questione di partiti: riguarda la libertà di tutti i cittadini”. Giuca ha poi spiegato con esempi concreti: “Se un povero cittadino subisce un abuso da parte di un funzionario, sa che può rivolgersi alla Procura. Ma se questa viene indebolita, il cittadino onesto resta senza difesa. La riforma proposta non riguarda solo i magistrati: riguarda la tutela di chi è più fragile di fronte al potere”. L’avvocato ha ricordato come negli ultimi trent’anni la magistratura abbia sviluppato una cultura delle garanzie, proteggendo la libertà di pensiero e la funzione imparziale dei giudici, e come oggi si stia cercando di ridurre questo equilibrio.
Fabio Fortuna, anch’egli avvocato, ha approfondito la prospettiva costituzionale e lo Stato di diritto: “Il governo non può agire senza limiti. La magistratura è uno dei pilastri che controlla il potere esecutivo. Eppure assistiamo ad attacchi quotidiani e violenti contro questi contrappesi, in particolare la magistratura. Se la riforma passa, rischiamo di avere magistrati trasformati in meri funzionari sottoposti all’esecutivo, con conseguenze drammatiche per la libertà dei cittadini”. Fortuna ha denunciato la logica politica dietro alcune scelte legislative: “Pensiamo alla decretazione d’urgenza in materia penale o alla depenalizzazione parziale di reati: si creano norme a favore dei potenti, mentre il cittadino comune rischia di essere lasciato solo. Questo referendum non è un fatto tecnico: è la difesa della Costituzione e dello Stato di diritto”.
Infine, Marta Giuga, magistrato della Procura di Bergamo, ha portato una testimonianza personale e internazionale: “Durante uno scambio a Bruxelles con colleghi europei, ho conosciuto la storia di un magistrato turco che si oppose al governo e fu perseguitato, fino a diventare richiedente asilo. È un esempio concreto di cosa può succedere quando la magistratura perde autonomia. In Italia possiamo evitare lo stesso, ma solo se siamo consapevoli e partecipiamo al voto”. Giuga ha evidenziato l’importanza di comprendere i limiti strutturali della magistratura italiana: “Non possiamo punire i magistrati per i ritardi nei processi: mancano personale, spazi e cancellieri. Il referendum serve a proteggere la democrazia, non a sfogare rabbia o frustrazione”.







