Rosolini celebra il 25 aprile: “La libertà non è mai conquistata una volta per sempre”

Rosolini celebra il 25 aprile: “La libertà non è mai conquistata una volta per sempre”

Anche quest’anno Rosolini ha ricordato la Festa della Liberazione con due momenti commemorativi organizzati dall’ANPI e dal Comune. La mattinata ha preso avvio alle 9.30 al Cimitero Comunale, dove è stata deposta una corona di fiori sulla sepoltura di Carmelo Amore, partigiano rosolinese giustiziato dai nazisti nel novembre del 1944 a Cureggio, in provincia di Novara, a soli 24 anni. Alle 10.00 il programma è proseguito in Piazza dei Caduti con la deposizione di una corona d’alloro in onore dei caduti e con gli interventi delle autorità civili, militari e religiose, delle associazioni e di un rappresentante degli studenti rosolinesi.

Ad aprire la cerimonia in piazza è stato il sindaco Giovanni Spadola, che ha sottolineato il significato civile e storico della ricorrenza. “Il 25 aprile 1945 segnò la fine dell’oppressione nazifascista e l’inizio di un nuovo cammino per l’Italia costruito sul coraggio, sul sacrificio e sulla volontà di restituire dignità e libertà al nostro Paese” ha detto il primo cittadino.

Rivolgendosi alla città, ha ricordato come anche Rosolini, pur non essendo stata teatro diretto della Resistenza armata, abbia vissuto profondamente gli anni della guerra e del regime, con lo sbarco alleato in Sicilia nel 1943 e i sacrifici delle famiglie rosolinesi. “Ricordare il 25 aprile significa soprattutto assumersi una responsabilità. La libertà non è mai definitiva, va difesa, custodita e rinnovata” ha concluso, con un pensiero particolare per le giovani generazioni: “Custodite questa memoria, fatela vostra, interrogatela. È da lì che nasce una cittadinanza consapevole”.

Il presidente del Consiglio Comunale, Corrado Sortino, ha richiamato le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo cui “i valori scaturiti dalla liberazione, quali la libertà e il rispetto dei diritti fondamentali, non appartengono esclusivamente al passato, ma costituiscono il fondamento vivo e attuale della nostra comunità nazionale“.

Sortino ha poi sottolineato il ruolo centrale delle assemblee elettive e del consiglio comunale come “luogo nel quale i principi della democrazia trovano attuazione concreta”. Ha chiuso il suo intervento salutando il presidente dell’ASD Scacchistica Rosolinese, Scollo, e leggendone il messaggio: “Non mandate ragazzi innocenti a morire in guerra, o potenti del mondo: sfidatevi in un torneo di scacchi e non ci sarà spargimento di sangue”.

A portare la voce delle giovani generazioni è stato Corrado Frasca, studente di Rosolini, che ha tenuto un intervento breve ma intenso.

“Le persone muoiono, ma le idee no. L’idea di un’Italia libera e democratica non deve morire mai» ha esordito. Citando Calamandrei, ha ricordato che «la Costituzione è una macchina che non può andare avanti se non siamo noi cittadini a guidarla” e ha invitato i coetanei a farsi carico dell’impegno civile quotidiano.“Non è scontato che oggi io possa essere qui libero di parlare e dire quello che penso. Ottant’anni fa non era possibile” ha concluso Frasca, promettendo di farsi portavoce del significato della giornata tra i propri compagni.

Il presidente dell’ANPI, Paolo Covato, ha aperto con il ricordo di due partigiani del territorio: Antonio Brancati, nato a Ispica, fucilato dai nazisti nel marzo del 1944 a 23 anni, e Carmelo Amore, concittadino rosolinese giustiziato a Cureggio nel novembre dello stesso anno a 24 anni.

Ha poi inquadrato la ricorrenza nel presente: “Viviamo un tempo difficile, con guerre, leader autoritari e democrazia in pericolo. La pace non può essere soltanto un’illusione: è una conquista e mantenerla è un dovere dei governanti“. Ripercorrendo la storia della Resistenza, ha definito i venti mesi di lotta partigiana “non solo un evento militare, ma una riscossa morale“, ricordando i crimini del fascismo dalle leggi razziali all’assassinio di Matteotti, fino alla guerra del 1940. “Il fascismo porta una responsabilità storica incancellabile”. Covato ha poi richiamato la Costituzione come eredità viva della Resistenza, citando Calamandrei – “un testamento di centomila morti” – e articoli come il 3 sull’uguaglianza, l’11 che ripudia la guerra, il 36 sul lavoro dignitoso. In chiusura, si è rivolto ai giovani: “Questa festa è vostra. La libertà è un testimone che deve passare nelle vostre mani. Ogni volta che difendiamo un diritto, ogni volta che difendiamo la Costituzione, noi continuiamo la Resistenza oggi. Finché questa scelta resta viva, il 25 aprile sarà memoria, ma non solo: sarà coscienza, sarà impegno, sarà futuro di speranza“.

A chiudere gli interventi è stato Matteo Figura, segretario dell’associazione Giustizia e Pace e consulente per la legalità del Comune, che ha portato anche i saluti del vicario foranio don Salvatore Cerruto.

La liberazione non è un evento chiuso nel passato: è un cammino che continua ogni giorno, ogni volta che si difendono i diritti umani, ogni volta che si costruiscono ponti di dialogo, ogni volta che si rifiuta l’ingiustizia” ha detto Figura. Rivolgendosi alla comunità rosolinese, ha sottolineato la responsabilità collettiva: “Siamo chiamati a trasformare la memoria in azione concreta: educare i giovani ai valori della Costituzione, promuovere la cultura della legalità, sostenere chi è più fragile. Questi sono i modi con cui rendiamo viva la liberazione oggi“.

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