La luce dopo il silenzio: come il dolore di Rosi si è fatto speranza per gli altri con Telethon e Aproda

La luce dopo il silenzio: come il dolore di Rosi si è fatto speranza per gli altri con Telethon e Aproda

Dal numero di dicembre del Corriere Elorino cartaceo

Ci sono storie che, anche nella loro drammaticità, riescono a lasciare una traccia luminosa. Quella di Rosi Cavarra è una di queste. Una vita spezzata troppo presto, a soli 45 anni, in un sabato di settembre lungo la provinciale 19 tra Pachino e Noto. Un rettilineo, un sorpasso, un impatto frontale con un pullman. E poi il silenzio. Un silenzio che ha avvolto Rosolini, la sua città, dove Rosi era conosciuta per il suo sorriso gentile e il suo cuore generoso. Madre di due figli, donna riservata ma profondamente presente nella vita della comunità, Rosi ha lasciato un vuoto che nessuna parola può colmare.

Eppure, qualcosa è accaduto. Qualcosa che ha trasformato quel dolore in un gesto di speranza. La sua famiglia, nel rispetto della sua memoria e del suo spirito solidale, ha deciso di destinare due donazioni a realtà che ogni giorno lavorano per migliorare la vita degli altri: la Fondazione Telethon e l’associazione rosolinese A.pro.D.a.

“In questo momento di infinito dolore, la loro scelta di solidarietà accende la luce della speranza”, scrive Telethon in una lettera di ringraziamento inviata alla famiglia. Una luce che si riflette negli occhi dei bambini affetti da malattie genetiche rare, che oggi possono contare su cure sempre più efficaci grazie alla ricerca. La donazione contribuirà a sostenere il lavoro degli istituti Tigem di Pozzuoli e SR-Tiget di Milano, dove centinaia di ricercatori combattono ogni giorno contro l’ignoto delle patologie rare.

Ma non solo. Anche l’associazione A.pro.D.a., da oltre dieci anni punto di riferimento per le famiglie con disabilità a Rosolini, ha ricevuto un contributo che ha permesso l’acquisto di materiale educativo per i propri utenti. “Attraverso questa donazione rimarrà vivo in noi il suo ricordo e soprattutto la sua grande generosità”, scrivono i volontari dell’associazione. Un gesto concreto, che si traduce in nuove opportunità per chi ogni giorno affronta sfide silenziose.

Rosi è andata via prematuramente, ma il suo ricordo non si è fermato lì. È entrato nelle stanze dei laboratori di ricerca, tra le mani degli educatori, nei sorrisi dei bambini. Perché ci sono vite che, anche quando si interrompono, continuano a generare bene.

La storia di Rosi Cavarra ci ricorda che la memoria può essere un seme. E che anche nel buio più fitto, qualcuno può scegliere di accendere una luce.

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