L’abusivo abbatte pareti portanti al primo piano, l’appartamento sotto è a rischio crollo: il tribunale condanna l’IACP

L’abusivo abbatte pareti portanti al primo piano, l’appartamento sotto è a rischio crollo: il tribunale condanna l’IACP

Rosina Occhipinti, 63 anni, convive con lesioni strutturali in casa dal 2023, quando l’occupante irregolare del piano superiore ha abbattuto pareti portanti senza alcun permesso. Il Tribunale di Siracusa condanna l’Istituto Autonomo Case Popolari a intervenire: l’ente fa reclamo ma viene respinto. La condanna è definitiva.

Tre anni, in un appartamento degli alloggi popolari di Via Eloro, a guardare le pareti spaccarsi, a dormire con la luce accesa, a fare il giro delle stanze di notte per controllare. Tre anni di segnalazioni ignorate, di porte chiuse in faccia, di istituzioni che si rimpallavano la responsabilità. Poi, il 26 gennaio 2026, il Tribunale di Siracusa ha detto che Rosina Occhipinti aveva ragione.

La storia comincia nel 2023. L’occupante dell’appartamento sovrastante, abusivo, senza titolo, già destinatario di un decreto di sfratto dell’ IACP risalente al 2021 e mai eseguito, avvia alcuni lavori di ristrutturazione senza alcuna autorizzazione. Abbatte pareti portanti. Le vibrazioni e i cedimenti si scaricano sull’appartamento di proprietà di Rosina, al piano terra. Le pareti cominciano ad aprirsi.

“Chiamavo – racconta Rosina – e mi dicevano: non è niente, ora lo aggiustiamo. Ma andava sempre a peggiorare. Una sera io e mia madre siamo andate a dormire in macchina, perché con il temporale entrava l’acqua dappertutto. Non sapevamo dove andare”.

Occhipinti, invalida e oggi sola dopo la morte della madre avvenuta lo scorso dicembre, è proprietaria dell’appartamento dal 2011, anno in cui il padre perfezionò l’affrancazione dell’alloggio con regolare rogito notarile. Un appartamento di edilizia popolare comprato con i sacrifici di una vita, che oggi si sfalda a causa di lavori irregolari effettuati al piano superiore da un occupante altrettanto irregolare. Così la signora Rosina si ritrova ogni giorno con nuove lesioni sulle pareti, pavimenti avvallati, mattonelle sollevate nella veranda, acqua che entra dal soffitto a ogni pioggia.

La donna si era rivolta allo Istituto Autonomo Case Popolari che aveva già accertato il danno con propri tecnici. La risposta: “La proprietà degli alloggi è della Regione, non nostra“. La Regione, tirata in causa, aveva risposto che la manutenzione straordinaria spettava invece all’ IACP. Nel mezzo, Rosina aspettava. “Mi sono rivolta a tutti”, dice. “Non sapevo più a chi rivolgermi. Alla fine ho scelto di affidarmi alla legge, grazie all’incontro con l’avvocato Veronica Cataudella. È stata l’unica strada”.

Il ricorso, presentato appunto dall’avvocato Veronica Cataudella l’11 novembre 2024, ha attivato la nomina di un Consulente Tecnico d’Ufficio. Il perito ha verificato di persona: diffuso quadro fessurativo su tutta la parete nord, lesioni interne ed esterne, pavimenti ceduti. Ha confermato che i lavori abusivi del 2023 hanno aggravato criticità già esistenti, accentuando localmente i fenomeni di dissesto. Ha indicato come necessaria una campagna completa di indagini strutturali sull’intera palazzina prima di poter progettare gli interventi di recupero.

Il giudice ha accolto il ricorso. L’ordinanza del 26 gennaio scorso ha condannato l’Istituto Autonomo Case Popolari (in quanto ente gestore degli alloggi, titolare del potere-dovere di intervenire sulla struttura) ad eseguire a proprie cure e spese tutti gli interventi descritti dal CTU. Termine: sessanta giorni. Se l’ente non adempie spontaneamente, Occhipinti potrà procedere in proprio con diritto di rivalsa. L’ IACP è stato condannato anche alle spese di lite.

“Finalmente una verità giudiziaria“, commenta l’avvocato. “Nessuna delle controparti ha mai contestato l’esistenza del danno, nemmeno in udienza. Tutti sapevano. Il punto è che nessuno aveva agito”.

L’IACP ha però presentato reclamo avverso l’ordinanza: un atto legittimo, che non rimetteva in discussione il danno accertato ma contestava chi dovesse eseguire i lavori, se l’ente gestore o la Regione proprietaria. Mentre i due enti si contendevano la responsabilità in aula, i muri di Rosina continuavano a cedere.

Il 19 marzo 2026, il Tribunale di Siracusa, riunito in composizione collegiale, ha rigettato il reclamo e confermato integralmente l’ordinanza del 26 gennaio. Il Collegio ha chiarito che l’obbligo di eseguire i lavori spetta all’ente gestore indipendentemente da chi risulti formalmente proprietario dell’immobile: la Regione finanzia e possiede, ma è l’ IACP che gestisce, vigila e interviene, ed è quindi l’ IACP a dover rispondere nei confronti del privato. Il Tribunale ha condannato l’Istituto a pagare le spese del giudizio di reclamo in favore della Regione Sicilia, 2.500 euro oltre accessori di legge.

L’abusivo, nel frattempo, è ancora al piano di sopra.

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