8 Marzo: riflessioni di una giovane simpatizzante del Meetup M5S di Rosolini

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L’8 MARZO TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO

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“Ogni anno,puntualmente,arriva l’8 marzo e, con esso, l’esigenza e l’impellenza di fare il punto della situazione sulle condizioni sociali e lavorative delle donne, a significare che il progresso e l’ammodernamento di qualsiasi società non possano prescindere dalla questione femminile. Qualsiasi discorso in tal senso presuppone uno sguardo al passato, alle origini di quella che oggi viene volgarmente conosciuta come “Festa della Donna”, quasi a volerla ridurre a semplice “celebrazione” di qualcosa che è stato e non ha più ragion d’essere, o, peggio ancora, alla stregua di qualsiasi “festa” pensata solo per fini meramente consumistici.

E’ opinione diffusa che le origini della “Festa della Donna” risalgano al 1908, anno in cui,secondo la leggenda, centinaia di operaie morirono nel rogo della fabbrica di camicie Cotton, a New York.

In realtà, si tratta di un refuso storico, verosimilmente legato alla secolare smania, targata USA, di appropriarsi di battaglie appartenenti, invece, al vecchio continente.

Con buona pace di chi alimenta il mito delle operaie in sciopero chiuse in fabbrica e arse vive, come novelle Giovanna d’Arco, l’8 marzo 1908 non ci fu alcun incendio alla fabbrica Cotton.

In realtà, la genesi di questa giornata è il frutto di innumerevoli istanze e riflessioni innescatesi nel mondo politico femminile, in particolare socialista e comunista. Basti pensare che la questione femminile e il tema del diritto di voto alle donne furono, per la prima volta, trattati in seno al VII Congresso della II Internazionale socialista, che si tenne a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907, e dal quel momento presero avvio una serie di iniziative e movimenti, finalizzati a promuovere la parità dei sessi.

Tralasciando le innumerevoli tappe storiche succedutesi nella decisione sulla collocazione della giornata, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca, fissò all’8 marzo la “Giornata internazionale dell’operaia”: l’8 marzo 1917, infatti, a San Pietroburgo le donne della capitale guidarono una grande manifestazione contro la guerra, che segnò l’inizio della fine per lo zarismo. E così l’8 marzo 1917 passò alla storia come l’inizio della “Rivoluzione russa di febbraio”.

In Italia la “Giornata internazionale della donna” si celebrò, per la prima volta, nel 1922 e fu organizzata dal PCI il 12 marzo (prima domenica successiva all’8 marzo), mentre nel settembre del 1944 venne istituita l’UDI, Unione Donne d’Italia, che prese l’iniziativa di celebrare la prima giornata della donna nelle zone dell’Italia liberanella data dell’8 marzo 1945; l’anno successivo, con la fine della guerra, la celebrazione si estese a tutta l’Italia e in quell’occasione fece comparsa, per la prima volta, la mimosa come simbolo della ricorrenza, secondo un’idea delle politiche e partigiane Teresa Noce, Teresa Mattei e Rita Montagnana.

Negli anni cinquanta, anni di guerra fredda e del ministro Scelba, si ritornò a guardare con un certo scetticismo alla questione, tant’è che la distribuzione di mimose e di riviste gestite dall’UDI nella giornata dell’8 marzo veniva considerata “gesto atto a turbare l’ordine pubblico”, mentre nel 1959 cadde nel vuoto la proposta di legge delle senatrici Luisa Balboni, comunista, Giuseppina Palumbo e Giuliana Nenni, socialiste, per rendere la giornata della donna una festa nazionale.

Negli anni settanta, con la nascita del movimento femminista, le istanze del mondo femminile tornarono ad essere oggetto di riflessione e, infine, il 16 dicembre 1977, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite propose a ogni paese, nel rispetto delle tradizioni di ciascuno di essi, di dichiarare un giorno all’anno “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale“. Successivamente, l’8 marzo fu riconosciuto come data ufficiale per tutti i paesi.

Quella che, probabilmente, sarà sembrata una noiosa digressione storica, assume una precisa valenza per riaffermare l’importanza della giornata che oggi si celebra: questa ricorrenza non nasce da una tragedia o da un sacrificio, e non vuole essere né commemorativa né autocelebrativa.

Questa ricorrenza nasce dalla lotta di noi donne, dalla rivendicazione dei nostri diritti, dalle mille battaglie portate avanti per recuperare uno spazio nella società che per natura, e non per gentile concessione, ci appartiene!

Ed è, dunque, solo recuperando la fiducia in noi stesse e la consapevolezza dei grandi risultati ottenuti che si può affrontare le numerose battaglie che ancora ci attendono.

E il discorso vale per qualsiasi attività, lavoro, ambito sociale, persino familiare.

Volendo, in questa sede, mettere da parte gli innumerevoli discorsi che potrebbero farsi guardando alle percentuali di disuguaglianza retributiva (e, ancor più, ai numeri relativi ai femminicidi) occorre volgere uno sguardo particolare alla politica, dato che le ultime elezioni ci consegnano un quadro non esattamente confortante: sia alla Camera che al Senato il gentil sesso è rappresentato solo per 1/3, nonostante l’esistenza delle fantomatiche quote rosa. E cosa vuol dire questo? Vuol dire, ad avviso di chi scrive, che le quote rosa non servono a niente, in quanto sono pensate come una sorta di “parcheggio per disabili”, come un intervento dello Stato per garantire uno spazio a soggetti considerati più deboli.

Solo un approccio intelligente e lungimirante alla questione della sotto-rappresentazione femminile nelle istituzioni, consentirebbe di rimuovere quegli “ostacoli di ordine economico e sociale” che, secondo l’art. 3 della Costituzione, “impediscono il pieno sviluppo della persona umana” e che sono alla base del problema, molto più a valle delle quote rosa, mero specchietto per le allodole.

Si può concludere questa riflessione evidenziando un dato che emerge sempre dalle ultime elezioni: il partito che, nell’appena conclusa tornata elettorale, ha portato più donne in Parlamento è il Movimento 5 Stelle e, al di là che se ne condivida o meno il programma politico, è un dato che, di certo, ridà fiducia alla donne e nuovi impulsi alla riflessione sulle questione femminile”.

Buon 8 marzo!

Marialaura Macca – Meetup Grilli Elorini

 

 

 

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