Parco degli Iblei, i cacciatori scrivono al sindaco di Ispica: “Tuteli gli interessi del territorio”

Parco degli Iblei, i cacciatori scrivono al sindaco di Ispica: “Tuteli gli interessi del territorio”

Il “Gruppo Amici Cacciatori” ha scritto una lettera aperta al sindaco del Comune di Ispica, Innocenzo Leontini, dopo aver appreso che giorno 7 luglio si terrà un incontro tra tutti i rappresentanti del territorio, sindaci e categorie produttive, per discutere ancora una volta del costituendo Parco degli Iblei. E in vista di questo incontro, i cacciatori chiedono al sindaco di Ispica di “valutare bene la posizione che vorrà tenere nella riunione in cui si discuterà di perimetrazione del parco che ci auspichiamo sarà limitato a quelle (non poche) aree già oggetto di tutela ambientale”.

Rientrano nel Parco degli Iblei le ex Province di Catania, Ragusa e Siracusa e i comuni che ricadono nella proposta sono Avola, Buccheri, Buscemi, Canicattini Bagni, Carlentini, Cassaro, Ferla, Floridia, Francofonte, Lentini, Melilli, Noto, Palazzolo Acreide, Rosolini, Siracusa, Solarino, Sortino, Priolo Gargallo, nel Siracusano;  Licodia Eubea, Militello in Val di Catania, Vizzini, nell’area etnea; Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Giarratana, Modica, Monterosso Almo e, appunto, Ispica, in provincia di Ragusa.

Riportiamo la lettera integrale inviata alla stampa:

Egr.sig.Sindaco
Lo scrivente gruppo, nella persona dei propri portavoce, è venuto a conoscenza che giorno 7 Luglio p.v. si terrà un incontro tra tutti i rappresentanti del territorio, sindaci e categorie produttive, presso la già Provincia di Ragusa per discutere, o meglio ridiscutere, di Parco degli Iblei. Ben conoscerà la situazione di questo eco mostro, egregio Sindaco, se ne discute da anni, c’è una volontà ben precisa di imporlo dall’alto sui territori interessati che ricordiamo comprendono le tre province orientali Ragusa-Siracusa-Catania; adesso se ne torna a parlare, dicevamo, con urgenza e cogenza proprio in prossimità della scadenza politica che vedrà impegnata al voto la Sicilia ad ottobre. Si potrebbero fare mille supposizioni sulla ostinazione di alcuni rappresentanti politici e dirigenti di partito e dirigenti pubblici net voler istituire il Parco a tutti i costi, a voler pensare male lo sappiamo si fa peccato ma si sbaglia di rado, e una di queste supposizioni potrebbe riguardare proprio la gestione dei fondi per l’istituzione del Parco e le poltrone del suo consiglio di amministrazione e relativa gestione autarchica del territorio.
Ma, dicevamo, non vogliamo pensar male e ci atterremo ai fatti.

I fatti sono quelli che già il nostro gruppo ha esposto con una relazione tecnica dettagliata già presente agli atti del Comune di Ispica, oggetto di discussione in aula consiliare inviata il 13 febbraio 2020 in questa spiegavamo che l’istituzione di un parco esteso per centinaia di migliaia di ettari indistintamente su tutto il territorio delle tre province, non tenendo conto delle ampie aree fortemente antropizzate, come sul nostro territorio, non sortirebbe alcun beneficio per la comunità iblea ed ispicese, rappresentando di converso una sclerotizzazione del sistema naturale ed economico proprio in un momento di grave crisi come quella che stiamo attraversando, ipotecando a data indefinita la fruizione del territorio e della natura, visto che le decisioni saranno prese in modo autarchico da un Consiglio di amministrazione e gestione dell’ente parco.


Il parco come viene inteso dalla legge italiana è un sistema che di fatto blocca la fruizione del territorio e dell’ambiente anche da parte dei legittimi proprietari siano essi pubblici e privati. Ne vincola la gestione non solo paesaggistica ma anche produttiva e questo, Lei ci insegna, è un enorme problema per chi svolge attività economiche come gli allevatori o gli agricoltori. E sono stati proprio loro che cercando di trarre beneficio e sostentamento dal territorio e dalle sue risorse hanno creato negli anni questo unicum ambientale che oggi si vuole tutelare, a parole, con quel Parco che invece vieterà tutto il loro operato e l’azione sarà di ampia portata e avrà grande impattò vista l’ampia presenza di attività umane.
Lei, che gestisce e rappresenta un comune a forte vocazione rurale, sa che molti semplici cittadini fruiscono in modo empatico delle semplici risorse che la natura iblea offre, ci riferiamo anche alla semplice raccolta delle erbe spontanee, una volta istituto il Parco anche semplici pratiche come questa saranno vietate e non solo nell’immediato presente ma per diversi anni a venire ipotecando la possibilità di trasmissione della cultura rurale per le generazioni future.


Potremmo continuare ad elencare altri aspetti negativi, non ultimi quelli economici relativi alla gestione del Parco che graverebbero ulteriormente sui contribuenti. Ma ci soffermeremo in chiusura su un ultimo aspetto relativo al fenomeno”cinghiale” di cui si sente tanto parlare. È di qualche giorno fa la notizia di un avvistamento di alcuni suidi nella periferia di Siracusa, approfittando della tutela loro offerta dalla zona protetta del fiume Anapo, si sono riprodotti a dismisura e inizieranno a fare ciò che le cronache ci raccontano succedere a Roma. Il cinghiale, egregio Sindaco, non è una risorsa naturale, bensì un vero cataclisma per il sistema naturale ancora più grave di quei selvatici opportunisti che in un ambiente che si dice protetto ma si legge abbandonato a se stesso, prolifereranno a dismisura e a discapito della biodiversità esistente.
Noi Le chiediamo di ben valutare la posizione che vorrà tenere in occasione della riunione di giorno 7 Luglio, in cui si discuterà di perimetrazione del Parco che ci auspichiamo, come fruitori e conoscitori della Res Naturae, sarà limitato a quelle non poche aree già oggetto di tutela ambientale. Siamo certi che sceglierà il meglio per il territorio e la comunità che rappresenta, come ha sempre fatto d’altra parte, tenendo in considerazione l’interesse di tutti i cittadini e soprattutto di chi vive del territorio oltre che sul territorio.
Certi di un Suo positivo riscontro
Porgiamo Distinti Saluti

Firmato, i portavoce Massimo Cataudella e Saro Calvo

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