Alessio Cataudella: “Non sono stato io a dire quelle frasi ingiuriose all’arbitro, sono vittima di un clamoroso errore”

Alessio Cataudella: “Non sono stato io a dire quelle frasi ingiuriose all’arbitro, sono vittima di un clamoroso errore”

Nel dispositivo della Corte Sportiva di Appello Territoriale, la posizione di Alessio Cataudella era tra quelle più delicate e controverse. La sentenza, infatti, ribadisce un principio cardine della giustizia sportiva: i referti arbitrali costituiscono “piena prova circa i fatti accaduti e il comportamento di tesserati”, e dunque prevalgono su ogni ricostruzione alternativa. È proprio sulla base di quel referto, confermato in audizione dal direttore di gara, che la Corte ha ritenuto “inevitabile affermare la responsabilità disciplinare” del giocatore, attribuendogli una lunga serie di frasi ingiuriose e minacciose.

Secondo quanto riportato negli atti, Cataudella avrebbe detto all’arbitro dopo essere stato espulso per un fallo in area di rigore: “Tu sei pazzo. Tu sei fuori di testa. Lo sai che non puoi arbitrare manco i pulcini che fai schifo. Stai rovinando una partita ed un campionato. Non ti faccio uscire da qui. Lo so dove abiti. Oggi smetto di giocare ma tu smetti di arbitrare. Sei venduto. Me lo puoi dire quanto ti hanno pagato per fargli vincere che sei scandaloso”.

Una ricostruzione pesantissima, che ha portato alla conferma della responsabilità e alla rideterminazione della squalifica in 8 giornate effettive, 1 per l’espulsione e 7 per le frasi ingiuriose.

Ma il diretto interessato, 23 anni, non ci sta. E la sua versione è diametralmente opposta: “Non sono stato io a dire quelle frasi. Sono parole che non mi appartengono”.

Cataudella parla con fermezza, quasi con incredulità. Le sue parole non sono una semplice difesa di circostanza: sono la reazione di chi si sente vittima di un errore grave e madornale. “Non mi sarei mai sognato di dire quelle cose, e chi mi conosce lo sa benissimo. Ho ricevuto un’educazione dai miei genitori tale da non poter mai esprimermi in quella maniera”.

Il giocatore insiste su un punto: quelle frasi non le ha pronunciate lui. E lo dice con una sicurezza che lascia trasparire frustrazione e amarezza. “Se quelle frasi sono state dette, non sono stato io: mi sono state imputate. Questo lo dico per chiarezza”. Cataudella sostiene che, nel caos seguito all’espulsione, qualcuno abbia attribuito a lui parole pronunciate da altri. E porta anche un argomento logico, che nella sua prospettiva appare schiacciante: “Ho 23 anni, perché avrei dovuto dire “oggi smetto di giocare”? Io voglio continuare a giocare per tanti anni ancora”.

Una frase che, secondo il referto, sarebbe stata rivolta all’arbitro, una frase che, secondo lui, non ha alcun senso.

La società aveva prodotto un video dell’episodio come difesa. La Corte lo ha ammesso agli atti, ma non lo ha potuto utilizzare perché privo di audio, parziale e non rientrante nelle ipotesi previste dall’art. 61 CGS.

Per Cataudella, però, quel filmato avrebbe potuto chiarire molto: “Guardandolo attentamente si può evincere che non sono io a dire quelle frasi”.

Ma la Corte, attenendosi rigidamente alle norme, ha scelto di basarsi solo su referto arbitrale e rapporto del Commissario di Campo, entrambi ritenuti pienamente attendibili.

Quando ha letto la decisione d’appello, Cataudella racconta di essere rimasto “incredulo”: “Non riuscivo a capacitarmi di questo madornale errore. Leggevo tutte le frasi che mi erano state imputate e non riuscivo a crederci. Lo ripeterò all’infinito: nessuna di quelle frasi sono state dette da me”.

La sua versione, però, non ha trovato spazio nel giudizio della Corte, che ha definito la ricostruzione difensiva “disancorata dalle risultanze degli atti di gara”.

La riduzione della squalifica, da una pena fino al 31 dicembre 2026 a 8 giornate, è stata motivata dalla Corte come una questione di proporzionalità, non di dubbio sulla responsabilità.

Per Cataudella, però, resta una macchia che sente di non meritare. La sua responsabilità, almeno sul piano sportivo, sembra chiusa. Ma sul piano umano lui è sicuro: “Sono stato vittima di un errore. Non accetto la squalifica perché gioco a calcio da sempre e mi hanno sempre insegnato i valori dello sport”.

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