“Atto incendiario, disorientato dalle motivazioni”

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Ci perviene in redazione una nota di un cittadino, Piero Santacroce, che interviene dopo l’incendio dell’autovettura del presidente del consiglio Piergiorgio Gerratana. Di seguito il testo.

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Cari Lettori,

scrivo da semplice cittadino e soprattutto da educatore dei giovani nel medesimo paese descritto dalle cronache nazionali come crocevia di quali loschi interessi.
Mi riferisco, nello specifico, all’attentato incendiario ai danni del Nostro Presidente del Consiglio Comunale, Piergiorgio Gerratana. Un evento vile ed effettuato con modalità senza dubbio mafiose.
Tuttavia, nel contempo, resto disorientato dalle motivazioni che si vanno susseguendo a tal proposito.
Infatti, ho sentito parlare in primis di questioni legate al “Centro Commerciale”, e ciò mi fa porre la domanda di come mai tale virulenza dell’attacco non sia stata perpetrata anche nei confronti degli altri consiglieri, funzionari, avvocati ed amministratori vari che, ancora oggi, ci mettono la faccia verso lo stesso obbiettivo.
Appena il giorno seguente si è indirizzata la fonte di tale gesto contro l’istallazione dei “Tunnel/Serra”. Anche in questo caso sono costretto a dissentire, poiché tra i più accaniti oppositori di tale scelta c’ero io ed altre decine e decine di persone. A tal proposito, ne approfitto per chiedere umilmente scusa all’azienda proprietaria di tali serre, trattandosi di attività consentite all’interno del Piano Urbanistico del nostro paese.
Appena qualche ora dopo, quasi si trattasse dei numeri al Lotto, abbiamo sentito parlare di rogo legato alla “attività amministrativa degli ultimi sei mesi”. Beh, ed allora la domanda sorge spontanea: è il Presidente del Consiglio Comunale ad amministrare questo Paese?
Ed infine, per non farci mancare nulla, si è parlato di “criminalità” non meglio identificata.
A corollario di tutte queste ipotesi, si parla di attacco perpetrato ai danni del “cambiamento”.
La mia domanda a questo punto è doverosa: siccome la matematica è una scienza esatta, il “cambiamento” rispetto a che cosa si riferisce?
Facciamo un piccolo excursus: poco più di 10 anni fa, la città espresse un consenso plebiscitario, raggiungendo quasi le 10 mila preferenze nei confronti dell’avvocato Nino Savarino, persona seria e di indubbia onestà. Era qui il malaffare? Parte da qui il cambiamento? O forse quei 10 mila votanti provenivano dalle Isole Eolie? C’è qualcuno nell’amministrazione odierna che sedeva negli scranni della maggioranza di allora? E la stessa identica cosa si potrebbe dire nei confronti dell’amministrazione del quinquennio successivo targata Calvo.
Allargando poi lo sguardo su base regionale, è il medesimo paese che gratificava l’onorevole Gennuso con 6 mila preferenze, con un capogruppo al Consiglio Comunale che rispondeva al nome dell’attuale Sindaco Pippo Incatasciato.
Alla luce di codesti numeri, empiricamente dimostrati, mi chiedo: ma il largo consenso che ha raggiunto al primo turno l’attuale “sindaco del cambiamento” è stato possibile tramite elettori provenienti da Marte, o tramite una accozzaglia trasformistica di depretisiana memoria? Chi sono i buoni e chi sono i cattivi?
Ma la cosa che mi fa più dubitare è un’altra: come mai questa virulenza e capillarità nell’informazione? Come mai questa organizzazione sovietica della stampa? Chi c’è dietro? Dove si vuole andare a parare? Qual è il disegno? E soprattutto, cosa ancora più grave, come mai questa oggettiva disparità di trattamento nei confronti di altri sindaci, assessori, Presidenti del Consiglio, consiglieri, funzionari comunali, commercianti e soprattutto cittadini? Erano collusi? Era sempre questione di “fimmini”? O semplicemente erano figli di un Dio minore? E poi, questo arruolamento martellante del sostegno, tale da violentare la libera coscienza individuale, quasi a creare una dicotomia tra chi c’era e chi non c’era? E la Chiesa, focolarina o meno, dov’era prima, o fino a qualche anno fa eravamo in paese mussulmano? E le scuole, perché sono state coinvolte in una manifestazione politica, in cui la compagine amministrativa era casualmente dello stesso colore delle altre istituzioni sopracitate? Mi si obbietterà che queste manifestazioni non hanno colore, ma la verità è un’altra, ed in fondo la sappiamo tutti.
Come sappiamo tutti che per combattere veramente il malaffare si devono fare nomi e cognomi.
Siamo il paese in cui in pubblico comizio si sentiva parlare di “cordoni della borsa”, ma il tutto è finito a tarallucci e vino.
Siamo lo stesso paese in cui, sempre in pubblico comizio, si è sentito parlare di “pupari, innominati, presidenti, forestieri, don Abbondio, malandrini e tangentari”, mancavano solo Batman e Robin. Peccato però che non siamo in un cartone animato, ma nella tragicomica realtà. Questi personaggi hanno un nome e un cognome? Perché non sono stati fatti ai tempi? Forse perché servivano i loro voti per governare nel “cambiamento” e nella “legalità”?
Gli unici nomi di malaffaristi che sono stati fatti sono quelli di gente defunta, che perciò non si può difendere e che, oltretutto, sul groppone non aveva alcun procedimento penale riguardante la fattispecie in esame. Perché la Procura della Repubblica territorialmente competente non fu informata ai tempi? Era troppo l’offesa per la sconfitta e l’acrimonia? Ma stendiamo un velo pietoso… anzi, petaloso.
Ecco, questa è un ulteriore prova che nei cartoni animati la lotta alla legalità è una commedia ed il “cambiamento” una barzelletta.
L’unica cosa tristemente seria è che un padre, al contempo, figlio, marito e soprattutto giovane si è visto violentare nella propria serenità.
Tutto il resto è… bassezza.

L’ex Catechista Pietro Santacroce

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