Badante condannata, annullato il testamento con il quale era diventata “erede universale”

Badante condannata, annullato il testamento con il quale era diventata “erede universale”

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Avrebbe sfruttato la demenza senile di una facoltosa nobildonna per farsi nominare “erede universale” di una vasta eredità comprendente terreni, appartamenti e gioielli. Ma di tutti quei beni che l’avevano fatto diventare da un giorno all’altro da semplice badante a milionaria, non potrà farne uso in quanto dovrà restituire tutto ai legittimi eredi.

La vicenda nasce nel mese di luglio del 2016 dopo la morte alla veneranda età di 93 anni della facoltosa nobildonna Michelina Criscione. Nei due anni precedenti, ed esattamente dall’estate del 2014, aveva assunto come badante la signora Giovanna Massa, all’epoca dei fatti 56enne, che, stante le testimonianze degli eredi, avrebbe iniziato ad isolare dal mondo esterno la nobildonna, impedendole ogni contatto sia con gli amici che i parenti.

Dopo la morte, avvenuta nel 2016, la “sorpresa” nel testamento: tutti i beni, tra cui l’immobile storico di Rosolini situato nella parte finale di via Roma (nella foto di copertina), erano stati generosamente donati alla badante nominata “erede universale”, mentre i legittimi eredi erano stati tagliati fuori dal testamento.

Come è stato accertato, però, nel momento della firma del testamento, la 93enne era incapace di intendere e di volere. Il 30 settembre 2014, sette mesi prima della redazione della scheda testamentaria, risultava infatti affetta da “demenza senile in paziente cerebrovasculopatica, ipertensione arteriosa, deficit ambulatorio, e deficit mensici”, malattia che fu riconosciuta dalla commissione medica per l’accertamento dell’handicap di Noto, tanto da giudicare la paziente “portatrice di handicap in situazione di gravità” nonché “invalida ultrasessantacinquenne con necessità di assistenza continua, non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, con diritto all’indennità d’accompagnamento con decorrenza dal 30 settembre 2014”.

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Tutti i beni erano stati posti sotto sequestro a seguito di una denuncia all’autorità giudiziaria. Furono gli agenti del Commissariato di Polizia di Pachino, in quel periodo agli ordini della dirigente Maria Antonietta Malandrino, ad occuparsi del caso. La badante fu rinviata a giudizio per “circonvenzione d’incapace e furto aggravato” e nello stesso tempo era stato aperto il procedimento civile per l’annullamento del testamento olografo.

Processo civile che si è concluso qualche giorno fa. Il 9 ottobre scorso, infatti, il giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Siracusa Giacomo Rota, ha accolto il ricorso degli eredi emettendo sentenza di annullamento del testamento olografo, dichiarando aperta la successione legittima di Criscione Michelina, condannando la badante alla restituzione dell’eredità nonché al pagamento di 10.176 euro a titolo di “fruttificazione” dei beni, al pagamento di 40.000 euro a favore degli eredi oltre al 15% per spese generali, Iva e Cpa, oltre al pagamento di 2.056 euro per le spese vive, e spese della CTU.

“L’esistenza della malattia -si legge nella sentenza-, in epoca anteriore, che univocamente la lettura medica ritiene irreversibile, progressivamente ingravescente, nel caso specifico peggiorata dall’età avanzata del soggetto, nonché il senso e la successione cronologica dei superiori eventi, lascia trasparire un quadro sufficientemente chiaro della situazione clinica in cui versava Criscione Michelina, che induce a ritenere persistente, in capo alla stessa, uno stato di incapacità naturale al momento della redazione del testamento”.

Tutto questo in attesa della definizione del processo penale che vede gli eredi costituiti parte civile.

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