Coronavirus – Umberto I, il pronto soccorso della paura, 11 contagiati, c’è anche una rosolinese

Coronavirus – Umberto I, il pronto soccorso della paura, 11 contagiati, c’è anche una rosolinese

L’esplosione di un focolaio all’Ospedale “Umberto I” di Siracusa con la diffusione del Coronavirus in diversi reparti, ma anche alcune negligenze amministrative da parte dei vertici della dirigenza, hanno posto dubbi e perplessità generali sulla gestione dell’Azienda sanitaria di Siracusa.

A dover vivere questo calvario, tanti medici e infermieri in prima linea nella lotta al nemico invisibile, i quali ogni giorno si ritrovano a “combattere senza armi” questa battaglia, con il rischio di venire infettati pure loro, proprio perché non muniti dei giusti dispositivi di protezione. Non a caso, di poche ore fa, difatti, è la notizia di un aumento del numero dei contagiati tra il personale sanitario.

A trovarsi in questa assurda e ingiusta situazione, anche una giovane infermiera rosolinese che, con la speranza che il grido d’allarme arrivino a chi ha il potere di cambiare le cose e migliorarle in modo rapido e duraturo, ha deciso di metterci la faccia e riportare la sua direttissima testimonianza, affinché tutti possano aprire gli occhi e constatare le tragiche condizioni in cui, in questo periodo, riversano in generale i vari reparti dell’Umberto I di Siracusa.

“Ieri sera ricevo una notizia che non avrei mai voluto sentire:il risultato positivo del mio tampone…”.

Tramite un post pubblicato sulla sua Pagina Facebook, la concittadina Simona Leone, che lavora nella struttura, annuncia la sua positività al Covid-19 denunciando, appunto, lo stato precario in cui il personale sanitario del nosocomio siracusano è costretto a lavorare ogni giorno, da quando è scattata questa incredibile e anomala emergenza.

Come già sapete, al Pronto Soccorso di Siracusa, troppe cose non funzionano e non sono andate come dovevano andare, mettendo a rischio, oltre ai pazienti in attesa di ricevere le loro cure, in primis chi come me lavora per prestare loro soccorso. Per il momento, dei tamponi che sono stati effettuati – racconta nel suo post la giovane infermiera rosolinese –, siamo in 11 i positivi del personale che lavoriamo in Pronto Soccorso.

Non vi nego che la paura non mi manca – ammette la ragazza – ma sono ancora più scoraggiata perché ieri ho fatto il mio ultimo turno e da oggi non potrò più prestare servizio con la mia squadra per cercare di sconfiggere questo maledetto virus che ci ha costretto a vivere e a lavorare nella paura! Mi auguro che io e i miei colleghi possiamo presto tornare a lavorare, tutti insieme, più forti di prima. E spero anche che chi ha permesso che tutto ciò avvenisse, non dandoci da subito le giuste protezioni, abbandonandoci in questa guerra senza l’armatura idonea, PAGHI! Devono pagare i signorini che stanno seduti comodamente in poltrona, dando ordini SBAGLIATI. Penso che abbiate capito tutti il mio stato d’animo e non aggiungo altro”.

Simona è stata molto coraggiosa ad esternare fatti e sensazioni: leggere le sue parole ci fa toccare con mano una cruda verità, e spiace che chi in questa battaglia al nemico invisibile è davvero in prima linea per sconfiggerlo, non venga rispettato da chi invece dovrebbe garantire tutela e sicurezza.

I problemi e le criticità che ogni giorno vive tutto il personale della struttura ospedaliera in questione, lasciata in balia di scelte superficiali e scorrette, sono passati agli onori della cronaca, anche nazionale, da diversi giorni.

Il servizio di Report, andato in onda l’altro ieri, sul caso Rizzuto e sulle anomalie nella gestione dell’emergenza, portate avanti da politiche poco chiare, che addirittura avrebbero firmato una circolare che vietava per il personale di usare mascherine per non creare allarmismo, sembrerebbe dare come risultato lo scenario di un “ospedale infettato”.

Con l’auspicio che chi di dovere faccia luce sulla problematica, e stabilisca responsabilità ed errori, auguriamo alla giovane infermiera una pronta guarigione, oltre a mostrarle onore e merito per lo spirito, la passione e l’audacia con cui lei, come tanti altri colleghi, “eroi”, sta affrontanto questa dura e drammatica realtà.

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