Dal memorial alla protesta, la famiglia Giannì: “Il sindaco autorizzi la lapide o ci incateneremo”

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La famiglia Giannì con la lapide posta al Parco Giovanni Paolo II in occasione del primo memorial Luigi Giannì
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Il 20 luglio scorso è stata posizionata una lapide commemorativa al parco Giovanni Paolo II, con tanto di scopertura ufficiale alla presenza di sindaco e assessori, per ricordare il giovane Luigi Giannì tragicamente ucciso nel 1987 da un colpo di fucile, ricevuto per  fare da scudo al padre a seguito di una lite automobilistica degenerata in tragedia.

Quella lapide, però, non è mai stata autorizzata ufficialmente a poter rimanere all’interno del parco dal Comune di Rosolini, nonostante la famiglia abbia chiesto a più riprese di mettere nero su bianche le promesse esternate dagli amministratori.

“Il 26 luglio scorso -dice il fratello Salvatore Giannì-, ho protocollato l’istanza di autorizzazione al Comune ma ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta scritta. Solo vari messaggi da parte del sindaco che in più riprese mi diceva di “stare tranquillo che tutto sarebbe andato a buon fine”. Abbiamo scelto di posizionare la lapide al parco Giovanni Paolo II perché frequentata dai giovani. Mio fratello, infatti, è deceduto all’età di 13 anni sacrificando la propria vita facendo da scudo a mio padre, compiendo un atto eroico che oggi crediamo debba essere ricordato alle nuove generazioni”.

Ed è così che passati ben 2 mesi dalla richiesta, la famiglia Giannì ha deciso di passare dalle parole ai fatti. “Chiediamo l’autorizzazione immediata entro e non oltre il 28 ottobre data in cui mio fratello avrebbe compiuto 44 anni -conclude Salvatore-. Alle 9 del mattino noi saremo lì e non saremo più disposti ad attendere oltre passando a forme di protesta forti: distruggeremo le tessere elettorali e ci incatenamento alla lapide fino all’ottenimento dei documenti necessari. Io mia moglie Simona al 4° mese di gravidanza e i miei quattro figli andremo avanti ad oltranza”.

Giannì tiene a ringraziare la Polizia di Stato del Commissariato di Pachino “che ci ha contattato riferendoci di aver visionato la pratica presso l’ufficio competente, rassicurandoci che mancava solamente la firma del sindaco per completarla”.

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