Dove sono sepolti i nostri soldati rosolinesi caduti nella Grande Guerra? La scoperta di Corrado Di Stefano

Dove sono sepolti i nostri soldati rosolinesi caduti nella Grande Guerra? La scoperta di Corrado Di Stefano

Foto in evidenza di Nuccia Raimondo

“Dopo anni di ricerche ho finalmente trovato il luogo in cui è sepolto il fratello di mio nonno, il soldato Giovanni Cirmena”.

Il signor Corrado Di Stefano, rosolinese residente da anni a Siracusa, ci contatta proprio per questo: raccontare ai rosolinesi a cosa hanno portato le sue lunghe ricerche che possono essere utili a quanti, così come ha fatto lui, sono ancora impegnati a ricercare il luogo di sepoltura di parenti caduti in guerra lontani da casa. Giovanni Cirmena è uno dei nomi apposti nelle due lapidi dedicate ai Caduti di Rosolini nella Grande Guerra, collocate sulla facciata del sede del Comune di Rosolini, in Piazza Garibaldi.

211 i nomi riportati in quelle due lapidi, 211 soldati che hanno perso la vita nella Grande Guerra. E chissà se come Corrado Di Stefano, tanti altri compaesani hanno provato a cercare, senza successo, il luogo di sepoltura di questi soldati perchè bisnonni, nonni o parenti lontani.

In occasione della giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, Corrado Di Stefano vuole rinnovare così il ricordo di tutti quei militari caduti in guerra tramite il racconto di questa interessante scoperta.

“Da sempre ho cercato di scoprire il luogo in cui era sepolto il fratello di mio nonno Tommaso che è ricordato pure nelle lapidi di Piazza Garibaldi” – ci racconta. “Assieme a Francesco furono tre fratelli che parteciparono alla Grande Guerra. Due tornarono invalidi e uno morì per le ferite riportate in guerra. Proprio di lui, Giovanni, non ho mai saputo fino ad oggi dove era stato sepolto. Finalmente dopo tanti anni di ricerche e telefonate ci sono riuscito e ho scoperto che è sepolto al Sacrario Militare di Asiago, tomba numero 3110″. 

Interno del sacrario

Il sacrario militare di Asiago, più noto come sacrario del Leiten, è uno dei principali ossari militari della Prima guerra mondiale e si trova appunto ad Asiago, in Veneto, sul monte Leiten. Nel 1932, durante il periodo fascista, nacque l’idea di raccogliere in un unico, imponente, monumento-ossario, tutte le salme italiane presenti nei numerosi cimiteri di guerra della zona, e nel 1936 venne realizzato questo sacrario su progetto dell’Architetto Orfeo Rossato. Nel 1938 tutte le salme italiane vennero trasferite lì. Nel sacrario riposano i resti di 52.286 caduti italiani e austroungarici della Grande Guerra, di cui oltre 30 mila sono ignoti.

Esterno del sacrario

È proprio lì che si trova la salma di Giovanni Cirmena, assieme a quelle di più di 52 mila soldati. Dopo la sua morte a Conco, nell’ospedaletto da campo n.52, viene trasferito proprio nel Sacrario Militare.

Giovanni Cirmena nacque a Rosolini il 2 gennaio del 1885 Conco-Ospedaletto, sposato con Giuseppa Cicero Santaelena, non ebbe mai figli. Il Capitano medico Folco aveva redatto l’atto di morte scrivendo che: “l’anno millenovecentodiciotto ed alle ventidue del mese di gennaio nell’ospedaletto da campo n. 52 mancava ai vivi alle ore diciassette in età d’ anni trentatre il soldato Cirmena Giovanni del 158° Fanteria, 7° Compagnia”.

Di seguito riportiamo le vicende militari inviateci da Corrado Di Stefano, in cui fu coinvolto il soldato Giovanni Cirmena. Un soldato su cui oggi, giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, si posa il nostro pensiero. A lui e a quanti hanno dato le loro vite per un’unità italiana che oggi sembra scontata. Chissà se la storia di questa piccola e interessante scoperta possa fungere da stimolo a quanti, rosolinesi e non, ancora oggi portano avanti una simile ricerca.

Le vicende militari del soldato Cirmena Giovanni

Anno 1917

A metà del mese di aprile i due reggimenti  157° e 158° sono nuovamente dislocati nella zona del Pasubio: il 21 maggio il 157°, assieme al battaglione alpini “Morbegno” e ad unità del 65°, respingono una puntata austriaca diretta ai trinceramenti del «Panettone Alto». Tra il giugno e la fine di ottobre, i due reggimenti si riuniscono per presidiare la linea del fronte nel settore del Pasubio, fino al loro trasferimento in zona Malo – Santa Caterina (nel Vicentino, alle dipendenze della 57a divisione) e come riserva tattica del Comando truppe Altipiani. Nel novembre, la “Liguria” si attesta sul tratto Monte Zomo – Campanella – Val Frenzela: tra il 14 e il 15 gli austriaci, dopo un attacco a Casara Meletta Davanti (in località Meletta di Gallio, nelle Prealpi Venete), si apprestano a scendere verso Monte Zomo, il quale è altresì strenuamente difeso fino al decisivo contrattacco del 17, con il quale il 158° lo riconquista ristabilendo la situazione originaria. Nuove sortite austriache sono tentate a cavallo tra il novembre ed il dicembre: di esse, ha successo unicamente quella contro Sasso, a causa della quale il 158° è costretto a ripiegare.

Anno 1918

Dopo aver sostituito le truppe della Brigata “Sassari” sull’Altipiano di Asiago, la “Liguria” riconquista alla fine di gennaio i capisaldi del Col del Rosso e del Col d’Echele. Alla fine del mese successivo la Brigata è trasferita a Valli dei Signori (nel settore del Pasubio), mentre da inizio aprile è sulla linea del fronte, divisa fra il tratto «Panettone» – Lora (il 157°) e la Val Lunga (il 158°). Spostatasi in Vallarsa (in Trentino), la Brigata torna a riposo nell’agosto: ricollocata quindi nel settore del Monte Corno nel settembre, partecipa infine all’offensiva autunnale. L’armistizio coglie la Brigata a Rovereto.

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