Irene Galfo su “La Rosa Bianca: “Noi non taceremo”

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Irene Galfo, storica della filosofia.
Irene Galfo, storica della filosofia.

Il 22 Febbraio è una data da ricordare. La data di una storia “liquidata” in pochissime righe nei manuali, ma questo non ci sconvolge, se pensiamo che molta manualistica non è scritta per ricordare, ma per sviare l’attenzione e deviare la memoria. Troppo spesso si diffondono amnesia, afasia, apatia, paura e non coraggio, peccato e non virtù. Allora noi resistiamo, con ideali scudi, e ricordiamo il meritevole per mezzo di altre storie, storie serie, attente, ponderate. Il 22 Febbraio 1943 è la data che vede cadere alcune teste illuminate sotto la ghigliottina del regime nazista. Cinque ragazzi Hans e Sophie Scholl, Alexander Schmorell, Cristoph Probst, Willi Graf e un professore di Filosofia Kurt Huber, hanno rappresentato fino a quel giorno le “coscienze in piedi” della “resistenza” tedesca contro il regime di Hitler. Ma l’ignobile lama non è servita a cancellare il coraggio, la tenacia, non è così forte da braccare lo “spirito” che tiene duro e, come insegna Goethe, rimane in piedi, a dispetto di ogni violenza subita e si diffonde tutt’intorno per fare breccia nei cuori teneri (Maritain). Il coltello non taglia l’ideale. La rosa bianca. La sfida della responsabilità, curato da M. Perrini e edito da Ipoc nel 2013, ricorda il tentativo di questo gruppo di giovani di dire “basta” al brutto totale del regime. Dire basta al brutto è dire sì al bello della Filosofia, dell’ Arte, della Musica, della Natura, alla vita gioiosa, all’azzurro della speranza. E dire sì è accettare le proprie responsabilità, lo sguardo degli altri, mettersi in gioco, dire il vero. Tutto il male deriva infatti dalla menzogna, ma c’è altresì una verità menzognera, bugiarda che deve essere smascherata. E il discernimento è la facoltà fondamentale di cui disponiamo per distinguere il vero dal falso, il bello dal brutto, la luce dalle tenebre. Ma in un “mondo capovolto” dalle tinte orwelliane diventa tutto tetro: se manca infatti la trasparenza e la sincerità, ad uno sguardo non superficiale, tutto è falso. I giovani allora devono lottare per non essere maturi per la dittatura (Romano Guardini), “essere minorenni è comodo” (Kant), la post-adolescenza diventa l’estensione della mancata responsabilità. Questi giovani della “Rosa Bianca” hanno lottato con le armi più potenti di cui disponevano, le parole vere e il silenzio sensato contro la logorrea illimitata del padre folle del regime totalitario. E’ vero, hanno pagato con la vita la diffusione dei sei volantini contro il sistema, ma il loro sacrificio non è stato vano, né tanto meno troppo ingenuo o solo romantico. Sono stati giovani con occhi aperti e mente lucida che non si sono adattati alla violenza sistematica e atroce, ma hanno proseguito dritti per il sentiero illuminato della libertà, della giustizia, dei diritti, della dignità, con un fervore morale e un rigore kantiano che non possono che suscitare la nostra ammirazione. L’accettazione passiva del regime, l’adattamento silenzioso alle logiche folli rendeva tutti “colpevoli, colpevoli, colpevoli” (secondo volantino), tutti tranne chi, per l’appunto, rimaneva wider: contro. Allora noi giustamente li ricordiamo in parallelo come chi, nonostante tutto, ha proseguito  per la propria integerrima via e non ha smesso di amare, come chi non è fatto per odiare, soltanto per amare, l’eroina Antigone.

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Il compito arduo anche il nostro, e di tutti quelli che si riconoscono allo specchio buono dell’empatia che ritorna nella storia. Noi non vogliamo essere “corresponsabili” del falso, del brutto e delle tenebre. Bisogna invece amare la verità che è bellezza (Keats).

Al monito costante del quarto volantino: “La Rosa Bianca non vi darà pace!”,

mi sento di aderire con le parole di Gesù riferite nel Vangelo secondo Matteo:

“Non sono venuto a portare la pace, ma una spada!” (MT 10,34B). Ma la spada è un simbolo, non può essere un’arma reale, pena il fallimento dello stesso, “tutti i passaggi all’atto più o meno aggressivi non sono che fallimento del simbolo” (M. Klein).

La Filosofia deve aderire alla resistenza, perché non sia solo boeziana “consolazione” nelle grigie gabbie degli afflitti, o contemplazione silenziosa e disinteressata all’ombra protettiva di una quercia e perché in questa vita bisogna lottare con le parole e con il silenzio contro la chiacchiera e il silenzio negativo che è senza significato e non vuol dire nulla, anzi vuol dire solo il nulla del nichilismo, la psicopatologia del vuoto che si ripete, lo stesso, l’identico: il brutto.

Ma noi resistiamo, ovunque. E la nostra coazione non si stanca di convertire il brutto in bello, non è questa la fichtiana “religione della ragione”e la via che il demone all’orecchio di Socrate illustra? Non è questa la strada giusta? Il perfezionamento, il dialogo, il procedere veritativo, l’idea, il valore, l’uomo? Non è questo il compito della filosofia?

Bisogna avere il coraggio di avventurarsi nella virtù, pazienza per Sade e le sue “sventure”!

Che cosa ha da insegnarci oggi la Rosa Bianca? Certamente essa rivive nelle lotte di chi non accetta le storture, le brutture, le malefatte della corruzione, i vili compromessi, i sogni posticipasti all’infinito, la finta socialità dei social networks, avrebbe lottato contro la maschera della felicità, quella che deve  esibire qualunque “vetrinista fecebookiano”, contro il sexting, il mobbing, il sessismo, il maschilismo e le molestie nei luoghi di lavoro, la promiscuità, contro il precariato, le menzogne, i progetti utopistici di venditori ambulanti di sogni fumanti, sarebbe stata una stella polare, forse cinque, facciamo sei, come il numero dei volantini. Nella storia contemporanea la Rosa rivive in chi si ribella, in chi difende la bellezza, la verità e la vita e non li subisce come pesi, macigni da trascinare a fatica, crucci, ma scelte, scelte quotidianamente con autonomia e animo grande. Tutti quelli che si prendono cura del germoglio lo vedranno sbocciare, perché se esso è germoglio sboccerà, se è luce brillerà se è vita vivrà. Niente è semplice o emerge senza difficoltà, nulla si distingue se non è diversità,  non ci si può accontentare di un’unica opinione, per giunta fallace, per non cadere nell’ideologia. Per fare un solo esempio riguardante la storia della genetica, la rosa è stata presente nella Clintock, emarginata dalla comunità scientifica per aver contraddetto con la sua scoperta dei trasposoni il dogma dell’allora paradigma comunemente accettato dall’istituzione del gene fisso nella funzione e nel sito. Occorre ricordare che la scienza è comunque un’istituzione  fatta da uomini i quali hanno interessi particolari. “Contro il metodo” è un buon testo per non cadere nella credulità minorenne delle nuove bibbie. Se le teorie si salvano per il lavoro fedele degli ortodossi sostenitori, a me piace piuttosto lo scopritore, chi dà filo da torcere e contraddizioni, perché “il vero” si sa, “è l’intero” e “la verità è che la verità cambia”. Buona Rosa Bianca a tutti quelli che credono e lottano con le parole, beati, e per questo si agitano, buona Rosa Bianca a me e a te, a noi, perché “non esiste nulla che possa fermare la sicurezza di un destino buono e misterioso” (Giussani), o almeno speriamo.

Irene Galfo

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