Istituto “E.De Cillis”: visita guidata tra le bellezze del sudest

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Riceviamo e pubblichiamo un articolo redatto dagli alunni delle seconde classi di scuola media dell’Istituto Comprensivo “E.De Cillis” sulla visita guidata tra le bellezze del profondo sudest: l’Oasi di Vendicari, Villa Romana del Tellaro e Noto.

Di seguito il testo integrale.

Giorno 30 maggio noi alunni delle classi seconde dell’Istituto “E.De Cillis”,  accompagnati dai docenti, Giovanna Lorefice, Rosalia Spatola, Giovanna Sbriglio, Corrado Maltese, Gaetano Caruso, abbiamo visitato la Riserva naturale di Vendicari, la Villa Romana del Tellaro e il centro storico di Noto. Una gita  attinente al progetto didattico di  tutela  dell’ambiente e conoscenza e  valorizzazione del territorio.

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La Riserva naturale di Vendicari, istituita nel 1984 come oasi protetta da elementi che possano danneggiare l’ambiente, ospita numerose specie vegetali, il ginepro coccolone, il timo, l ‘eucalipto, il lentisco, che si sono adattate all’ambiente umido, ma di acqua prevalentemente salmastra; mentre la fauna annovera uccelli come il Cavaliere d’Italia , le Spatole e dal 2018  sono tornati a nidificare i fenicotteri. In spiaggia, inoltre, si possono trovare le tartarughe Carette-Carette. All’interno della Riserva la storia umana mostra una lunga permanenza. Vi sono diversi insediamenti archeologici e architettonici che testimoniano la vita dell’uomo in questi luoghi sin dall’epoca greca. La Torre Sveva costruita dagli  Aragonesi, testimonia l’interesse strategico dell’area per la difesa della costa.

Poco lontano vi è la Tonnara di Vendicari, un edificio costruito nel ‘700, ma ormai in disfacimento, che conserva ancora in buone condizioni la ciminiera, oltre a vari stabilimenti e alle case dei pescatori.

Lasciando i mosaici di Villa Romana del Tellaro (la nostra seconda tappa), testimonianza della colonizzazione romana dell’isola, comincia ad apparire ai nostri occhi, tra i limoneti e gli aranceti, la magnificenza di Noto, la città dorata, grazie al colore della pietra delle cave dei dintorni, con la quale sono stati costruiti i sontuosi palazzi e monumenti, capolavori dell’arte barocca, dopo la distruzione del terribile terremoto del 1693. Immergerci nelle scenografiche vie del centro storico, dopo le bellezze naturali di Vendicari, ci ha regalato nuovo stupore per la bellezza della città, che è stata definita “Giardino di pietra”.

Tra i monumenti visitati, nella “Sala degli specchi” di Palazzo Ducezio, siamo rimasti colpiti dall’effetto ottico degli specchi, messi l’uno davanti  all’altro e anche dal soffitto che era un falso altorilievo , l’effetto illusorio è, infatti, un elemento  presente nell’ arte barocca.

Uno dei più famosi palazzi barocchi cittadini, sorge in via Nicolaci (dove  è stata allestita l’infiorata, da poco conclusa) chiusa scenograficamente al fondo dal prospetto concavo rinserrato da due torri campanarie della chiesa di Montevergine (1748-50). Già dall’esterno colpisce la sequenza di balconi del palazzo del principe Nicolaci, sorretti da ricchi mensoloni in pietra con figure grottesche. Il Principe “borghese”, a differenza del verghiano Mastro don Gesualdo, volle rimarcare l’origine della sua ricchezza e del titolo nobiliare comprato, inserendo tra le figure grottesche delle sirene, perché dal mare e dalla  tonnara di Vendicari traeva la sua fortuna, con la quale aveva realizzato un monumento la cui bellezza artistica doveva far invidia ai nobili. Delle novanta stanze del  palazzo se ne possono visitare dieci del piano nobile, una parte  acquisita dal comune. La costruzione ebbe inizio nel 1720 e il progetto fu eseguito da Rosario Gagliardi e completato nel 1765. Abbiamo visitato varie stanze, tra cui l’ufficio del Principe, dalle cui finestre poteva scorgere la costa del sud- est e la tonnara di Vendicari.

A seguire si trova la stanza da tè dove è esposta, protetta dal vetro,  un pezzo della carta da parati originale; questa stanza presenta uno stile orientale, perché in quel tempo andava di moda abbellire almeno un  ambiente con cineserie. Seguendo  si può entrare in una camera da letto di rappresentanza, che veniva usata solamente in caso di nascita o di morte. La sala che ci ha stupito di più è stata la sala da ballo totalmente  affrescata , senza carta da parati . Il soffitto è affrescato al centro con un’ immagine che indica il passaggio dalla notte al mattino, agli angoli vi sono rappresentate le quattro stagioni, affiancate dai segni zodiacali; sono presenti anche i mesi dell’anno.

Ci è  molto piaciuto il Teatro Comunale, voluto, all’inizio del XIX secolo, dal sovrintendente del regno delle due Sicilie Salvatore La Rosa, ma concluso nel 1870 con il Regno di ‘Italia, è un capolavoro dell’arte neoclassica. Manca del palco reale, i Netini, infatti, dopo che Noto venne relegata a città di provincia,  mentre Siracusa divenne il capoluogo, per ripicca lo eliminarono.

Definita “Capitale del Barocco“, nel 2002 il centro storico di Noto è stato dichiarato “Patrimonio dell’Umanità” da parte dell’UNESCO.

Questa gita ci ha immersi nella “grande bellezza” e ci ha fatto conoscere l’emozionante ricchezza  del nostro patrimonio culturale, artistico-monumentale, storico e  naturalistico e ne siamo rimasti affascinati. Vogliamo ringraziare i nostri insegnanti che ci hanno accompagnato e la professoressa Lorefice che ci ha proposto questa esperienza.

Salvatore Lorefice, Elisabetta Tirella, Ambra Braca, Tommaso Massa di IIF; Aurora Cassola di IID e Giulio Calvo di IIE

 

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