L’ultimo saluto a Pino Giallongo, la moglie: “Te ne sei andato guardandomi negli occhi”

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Pino Giallongo

Si sono svolti oggi pomeriggio i funerali dell’imprenditore Pino Giallongo, deceduto il 30 gennaio scorso a seguito di intervento al cuore all’ospedale di Como. La Chiesa Madre è diventata piccola per contenere le centinaia di persone che hanno voluto stringersi al dolore della famiglia, della moglie Donatella e dei tre figli, della madre Maria, della sorella Cinzia, ex vice sindaco del Comune di Rosolini, di tutti i parenti e amici rimasti increduli dall’inaspettata perdita.

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“Anche io mi sono chiesto come è stato possibile -ha detto don Bruno Carbone che ha concelebrato il rito assieme a don Alessandro Spatola e don Sebastiano Sessa-. Pino era solare, forte, dinamico, un gigante, e all’improvviso è arrivata questa terribile notizia che nessuno di noi avrebbe voluto sentire. Tutti noi abbiamo usufruito della sua bontà, apprezzando l’amore per la famiglia, per il lavoro per le sue passioni per il cavallo. Era ricco dentro e si vedeva nel suo modo di porsi con la gente. Immaginate cosa avviene in questo momento nei cuori della moglie Donatella, dei figli Marisol, Marika e Angelo, della madre, della sorella e di tutti i familiari stretti. Pino però non è perduto per sempre, non è una storia finita: la sua giovinezza, la sua forza, le passioni e quello che ci ha trasmesso ritorneranno in vita nella resurrezione”.

Commozione per il discorso della moglie Donatella, letto da una amica: “In un 30 del mese ci siamo conosciuti, in un 30 ci siamo lasciati. Proprio in quella nave mi dicevi di essere contento e soddisfatto per quello che abbiamo fatto assieme e mi dicevi sempre che i soldi non sono niente se non si ha una famiglia e gli amici. Sono passati 18 anni dal nostro primo sguardo, e te ne sei andato guardandomi negli occhi. Tutto quello che mi hai insegnato lo trasmetterò ai nostri figli per crescerli a tua somiglianza”.

Un ultimo saluto anche da parte dell’associazione “Cava Timparossa” di cui Pino “era presidente senza essere stato eletto perchè riusciva ad essere una figura di riferimento e metteva la pace e la felicità nel gruppo”. E i suoi amici di comitiva: “il nostro gruppo non sarà più lo stesso, mancherà il pilastro centrale. Ti abbiamo avuto come figura paterna, adesso sarai il nostro angelo custode”.

All’uscita della Chiesa un lungo applauso. Ad attenderlo anche il suo cavallo, rimasto senza cavaliere.

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