Sessualità: come definirla? La parola all’esperta

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Un argomento di cui se ne discute seguendo un profilo scientifico è la sessualità.

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Come si può definire? Esiste un unico modo di vivere la sessualità? Cosa differenzia il modo di vivere la sessualità da un altro?

In letteratura scientifica non esiste una definizione univoca di sessualità. Sii sono storicamente susseguite varie teorie sulla sessualità.

Si pensi che la prima prospettiva sessuologica si rifaceva al costrutto di “degenerazione” di Benedict Augustin Morel (1809-1873). Secondo lo psichiatra, sebbene l’umanità nel complesso fosse in via di progressiva evoluzione, in alcuni individui tale cammino si sarebbe potuto bloccare o invertire, dando luogo a un processo degenerativo sempre più grave. Tale processo risulta trasmissibile ereditariamente e va progressivamente aggravandosi fino a provocare la sterilità di chi ne è affetto. In campo sessuologico, il maggior rappresentante di questa prospettiva è stato Richard von Krafft-Ebing con la sua opera Psychopathia sexualis (1886). Lo psichiatra tedesco voleva dimostrare come le diverse forme di erotismo fossero da imputare ad una degenerazione del cervello umano, che ritornava ai primordi bestiali. Dai suoi studi vennero identificate varie “degenerazioni”, quali il sadismo, il masochismo, il feticismo, il voyeurismo, l’esibizionismo, il frotteurismo, la ninfomania, la zoofilia, la necrofilia, la gerontofilia, la masturbazione compulsiva e la pedofilia. Particolare attenzione viene posta all’omosessualità. Secondo l’autore, gli omosessuali subirebbero un’“inversione sessuale”, a causa di fattori biologici, allo stadio di embrione o feto. Queste teorie, ad oggi, non hanno alcuna validità scientifica.

Trattandosi di qualcosa che non appartiene alla piattaforma organica, ovvero di un oggetto, si pone centrale la questione che riguarda il come e quale senso si costruisce intorno alla sessualità. Secondo l’approccio narrativo, la sessualità e l’espressione del desiderio sessuale sono un insieme di pratiche sociali storicamente e geograficamente situate.

Il senso “della sessualità” si costruisce e si coglie nelle narrazioni, nei discorsi. La sessualità umana è costituita sia dalle esperienze personali, ma, soprattutto dai discorsi scientifici e dalle produzioni narrative istituzionali e di senso comune che l’hanno indagata, problematizzata, autorizzata, proibita, liberata, biologizzata. In altre parole, la produzione culturale viene incorporata (e replicata) nelle esperienze dei soggetti (Foucalt 2001). La “patologia” stessa, pura astrazione categoriale, non è un dato di fatto, statico e immutevole nel tempo e nello spazio, ma, cambia al cambiare del contesto storico-culturale. Ciò che si considera e si etichetta come “patologico” non è altro che una narrazione presente all’interno di un determinato contesto storico-culturale, in cui si attribuisce quell’aggettivo a ciò che devia da quanto convenzionalmente viene accettato, viene configurato come modello di “normalità”.  Usare l’aggettivo “patologico” per coloro che violano le nostre previsioni in base all’identità ad essi attribuita è un espediente post hoc, piuttosto che un’evidenza oggettiva. Le narrazioni che si fanno sulla sessualità non sono asettiche, ma avvengono all’interno della cultura, che si costruisce attraverso il raccontare e il raccontarsi e che, a sua volta, da forma all’attribuzione di senso che ognuno attua per riconoscersi come membro di una società.

Quindi, si può conoscere la sessualità portandola ad un livello processuale, non più come un ente empirico-fattuale ma, come costruzione che avviene all’interno di un processo incerto e mutevole. La sessualità non può essere considerata una categoria invariante e omogenea, ma, al contrario, plurale e fluida. Conseguentemente, i modelli di espressione del desiderio e di relazione con il proprio e con gli altri corpi sono in costante mutamento. Ogni individuo costruisce una sua storia sull’interazione tra sé e la sessualità vissuta, tramandata, raccontata da altri, non voluta, desiderata. E ogni storia è diversa ogni volta che viene narrata sia dalla stessa persona che da persona in persona: assume sfumature differenti. Ogni testo, ha una sua peculiarità, un suo senso.

Concludo con una frase di Veglia: “Sono innumerevoli le combinazioni di gesti, di modi, di sequenze capaci di generare i segni e gli accordi per infiniti possibili racconti. Misteriose, però, sono le carezze, ed è arduo, forse, provare a parlarne. Sarebbe sciocco classificarle per suddividerle in sane e malate, ordinate e devianti, e ancor più pretenderle di curarle o governarle, magari nel nome di una scienza che nemmeno possiede gli strumenti adatti per studiarle.”

La psicologa Rosita Solarino

Dott.ssa Rosita Solarino, Psicologa e Mediatrice

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