
Villetta Cultrera, l’ex sindaco Incatasciato segnala: “Il prato appena posato sta già seccando. Ennesimo segno di incuria”
A volte basta un dettaglio per raccontare un’intera città. La villetta comunale “Cultrera” quel dettaglio è il prato: nuovo, appena posato, già sul punto di morire. Un’immagine che l’ex sindaco Pippo Incatasciato trasforma in una denuncia pubblica destinata a far discutere.
Secondo Incatasciato, ciò che sta accadendo nella villetta riqualificata non è un semplice incidente di percorso, ma il simbolo di una gestione che rischia di vanificare anni di programmazione. “Quel prato -dice Incatasciato- è stato steso la scorsa settimana. Da allora non ha visto una sola goccia d’acqua. Il risultato è che sta seccando sotto gli occhi di tutti”.
L’ex primo cittadino ricostruisce anche la genesi dell’intervento, ricordando come la rigenerazione urbana fosse uno dei pilastri della sua amministrazione. “Originariamente il bando iniziale prevedeva 5 milioni per un’unica iniziativa, individuata nell’ex mattatoio e nel percorso verso il centro storico. Poi la rimodulazione a 7 milioni ha permesso di includere più opere, tra cui la villetta Cultrera”.
Un percorso amministrativo lungo, complesso, che oggi vede il parco quasi pronto a rinascere. Quasi. La fotografia del prato ingiallito diventa così, nelle parole di Incatasciato, la metafora di un problema più ampio: “È l’ennesimo episodio che parla dello stato di incuria e di abbandono in cui versa la nostra città”.
Una frase che pesa, perché non riguarda solo un’area verde, ma il rapporto tra la città e i suoi spazi pubblici. La manutenzione, spesso considerata un dettaglio tecnico, è invece la linea di confine tra un’opera che vive e una che si degrada.
“Il Parco Cultrera è uno dei luoghi più attesi dai residenti, un tassello importante nella mappa degli interventi urbani -conclude Incatasciato-. Ma ora la domanda è inevitabile: chi si prenderà cura di ciò che è stato realizzato? Perché un prato che si secca non è solo un prato. È un avvertimento. È il segnale che la rigenerazione urbana non finisce con l’ultimo cantiere, ma comincia con la prima annaffiatura. Altrimenti sono solo soldi sprecati”.







