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Voto per le regionali, bufera su Gennuso che si difende: “La corruzione non è nel mio Dna”

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Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Roberto Riggio, ha ordinato nuove indagini e l’iscrizione dell’ex presidente del Cga, Raffaele De Lipsis, nel registro degli indagati per corruzione elettorale e rivelazione di segreto d’ufficio. De Lipsis presiedeva il collegio del Cga che nel 2014 accolse il ricorso dell’onorevole Giuseppe Gennuso con il quale fu invalidato il voto in alcune sezioni elettorali di Rosolini e Pachino dove sarebbero spartite alcune schede.
Si tornò alle urne e Gennuso subentrò a Pippo Gianni.

Per il Gip, adesso, “emergono condotte e situazioni dalle quali si evince ictu oculi un’attività dell’onorevole Giuseppe Gennuso diretta a influenzare l’esito del giudizio presso il Consiglio di giustizia amministrativa”.

A convincere il giudice della necessità di continuare a indagare ci sono una serie di elementi elencati nella sua ordinanza. Tra questi i messaggi e le telefonate.

E poi c’è la frase pronunciata dall’onorevole Vincenzo Vinciullo, presidente della Commissione bilancio dell’Ars, il quale diceva di avere saputo da una persona vicina a Gennuso che “gli hanno fottuto i soldi, i giudici…. questo scherzetto gli è costato 200 mila euro”. Gennuso ha sborsato denaro per convincere i magistrati a dargli ragione?

Sotto inchiesta restano, tra l’altro,  i figli di Gennuso, Luigi e Riccardo, l’ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, Enzo Medica, Walter Pennavaria.

Gennuso si difende e questa mattina ha diramato il seguente comunicato stampa.

“Mi hanno sempre considerato un deputato scomodo perché non sono mai sceso a patti o a compromessi con nessuno. Ho sempre agito nel rispetto delle leggi e della legalità, quella con la L maiuscola e non parolaia. Ho denunciato la mafia sia in provincia di Siracusa che a Palermo, facendo arrestare boss e gregari”.

“Su questa vicenda – afferma Gennuso – non sono mai stato sentito dalla Procura del capoluogo, ma sono pronto per essere ascoltato dal giudice perché non vorrei che si facesse confusione fra la mia attività di imprenditore e quella di parlamentare regionale. Nel 2012 – prosegue Gennuso – sono rimasto vittima di una grande truffa elettorale. Al momento dello scrutinio ero deputato e 24 ore dopo ero stato scavalcato per una manciata di voti da un avversario di un altro partito. A quel punto ho agito con gli strumenti che la legge mi consentiva. Ricorrere prima al Tar e successivamente al Cga. Un calvario durato due anni che alla fine mi ha ridato l’onorabilità che un manipolo di truffaldini aveva cercato di togliermi con i brogli elettorali. Vorrei ricordare che la prefettura di Siracusa, su ordine dei giudici del tribunale amministrativa, non potè ricorrere al riconteggio delle schede, perché mani maldestre nel frattempo avevano fatto sparire le schede elettorali dal palazzo di Giustizia. La mia – dice ancora Gennuso – è stata una difesa legittima che la legge mi consentiva di portare avanti. Ed alla fine quando il Cga si è pronunciato per rifare le elezioni in sei sezioni della provincia, è stato solo il trionfo della Giustizia”.
Il deputato Gennuso, però aggiunge: “Ho letto sui giornali, di intercettazioni fatte dai carabinieri ed in particolare quanto affermato dall’on. Vincenzo Vinciullo che ha parlato di soldi che avrei sborsato per corrompere il presidente del Cga di Palermo. Notizia che Vinciullo avrebbe appreso da una persona vicina al sottoscritto. Si tratta di affermazioni gravissime ed infondate che non stanno né in cielo, né in terra. Vinciullo – dice ancora il parlamentare – dica chi gli ha riferito questa balla e vada anche dal magistrato a riferire. Altrimenti lo perseguirò giudiziariamente fino alla sua settima generazione. Io nella mia vita non ho mai corrotto nessuno, né mi sono mai fatto corrompere. La corruzione non è un termine che rientra nel mio dna. Non ho pagato neppure il pizzo ai boss della mafia di Palermo che ho denunciato lo scorso anno, mettendo a repentaglio la mia incolumità e quella della mia famiglia e fino ad oggi nessuno ha pensato di proteggermi. Anzi continuo a subire angherie dalla criminalità organizzata nel mio ruolo di imprenditore. Spero che questa storia si chiuda nel più breve tempo possibile. Io sono sereno ed ho fiducia nella magistratura, perché so che in questa vicenda ho agito con correttezza e trasparenza”.

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