
Consiglio comunale, sotto attacco il presidente Sortino: chieste le sue dimissioni, la maggioranza pronta a discuterne
Il consiglio comunale “della svolta”, quello che ha portato all’approvazione dello studio di dettaglio della Zona A e della definizione agevolata dei tributi, è stato anche un duro processo pubblico al presidente dell’assemblea, Corrado Sortino.
A innescare la miccia è stato il consigliere Carmelo Modica, che ha aperto la seduta con un attacco frontale: “A quattro anni oggi penso che ancora non ho capito niente. O non ho capito niente io, o lei, come sempre, ha gestito le cose a modo suo“. Il consigliere ha denunciato il mancato rispetto degli accordi presi nella conferenza dei capigruppo: “Avevo chiesto di fare un consiglio comunale unico sulla Zona A. Lei mi ha garantito, mi ha dato la parola. E dall’oggi al domani ha cambiato tutto”.
Da lì in poi il fronte si allarga. La minoranza ha puntato il dito sulla gestione delle sedute e sulla mancata verbalizzazione delle conferenze dei capigruppo, dove gli accordi verrebbero spesso raggiunti ma non formalizzati. Per Modica, il giudizio è stato netto: il presidente è “distruttivo”.
Più articolato ma non meno duro l’intervento di Davide Soli, che richiama anche le parole pronunciate da Sortino il 25 aprile sui principi costituzionali e sul ruolo delle assemblee elettive:
“Nel merito sono condivisibili, ma poi sono svuotati nei fatti. Lei predica bene, ma razzola male. Malissimo”. Soli mette in fila le contestazioni: assenze, mancanza di terzietà, accordi disattesi. Poi la sintesi politica: “Lei non è più presidente di questo consiglio comunale. È presidente di questa maggioranza, che non ha nemmeno più i numeri per governare”.
E l’appello diretto ai banchi della maggioranza: “Aiutate questo presidente a dimettersi. Noi siamo disponibili a votare un altro vostro rappresentante, Concetta Cavallo, Ganluigi Pitrolo, chiunque purché non sia Corrado Sortino”.
Ancora più netto il consigliere Rosario Cavallo, che alza i toni dell’aula: “Ma non vi sentite umiliati? Siete sudditi, schiavi. Qui si decide una cosa e poi il presidente non rispetta nulla. Siamo in un regime?”. Sullo stesso registro il consigliere Di Rosolini, che affonda sul piano politico e personale: “Lei è il presidente peggiore della storia politica di questa città. Ha solo consacrato quest’aula alla divisione perché incapace di gestire il dialogo”. E aggiunge sul metodo: “Non vuole i verbali perché così non ha limiti, ha le mani libere”.
La svolta politica arriva dai banchi della stessa maggioranza. Il consigliere Galazzo apre formalmente alla crisi: “Faremo una riunione di maggioranza per decidere le sorti del presidente del consiglio”. Anche Gianluigi Pitrolo prende le distanze, pur rifiutando la candidatura avanzata dall’opposizione: “Sono lusingato, ma adesso non mi reputo all’altezza. Magari in un futuro prossimo”. Ma soprattutto conferma la versione delle opposizioni sugli accordi: “La proposta era stata avallata da tutti, ma poi è stata disattesa dal presidente”.
In mezzo al fuoco incrociato, Corrado Sortino prova a difendersi. Il suo intervento è lungo, difensivo, frammentato, e ruota attorno a un punto: la mancanza di unanimità nelle conferenze dei capigruppo.
“Ogni volta è difficile arrivare a decisioni unanimi. Ci sono più proposte e non si trova una sintesi. Nelle ultime settimane ho convocato più conferenze proprio per cercare cooperazione e un metodo stabile di lavoro in quest’aula fino alla fine della legislatura. Ho sempre chiesto ordine nei lavori, ma ci sono continue lamentele. Sui punti all’ordine del giorno ho seguito il regolamento, anche quando non c’era unanimità. Sono temi che riguardano i cittadini e non possono essere rinviati. Io resto a disposizione, ma serve una collocazione chiara e un modo ordinato di operare in quest’aula. Le parole del 25 aprile non erano retorica: erano un tentativo di costruire un metodo. Ma non trovo sponda per applicarlo”.
Anche il sindaco interviene per riportare l’aula all’ordine, ma finisce per certificare lo stallo politico: perfino il primo cittadino apre infatti alla possibilità di una riunione interna per rimettere in discussione il ruolo del presidente.
Un confronto accesso che nei fatti, ha già cambiato un pò gli equilibri dell’aula.







