Cosa mangiano i tre giocatori argentini del Rosolini? Ce lo svela lo chef Giovanni Modica

1085
- Pubblicità a pagamento -

Le partite della domenica sono il risultato finale di un accurata fase di allenamento e preparazione fisica. Ma anche di una sana ed equilibrata alimentazione. Da circa un mese, a Rosolini, sono arrivati due atleti argentini, Facundo Urquiza e Tomas Urruty, al quale si è aggiunto anche il forte attaccante proveniente dalla serie “B” Argentina, Federico Martìn Amaya. Tre giocatori di grande livello tecnico che la dirigenza granata ha voluto prendere in squadra con l’obiettivo di rinforzare l’organico e agguantare la salvezza in questo campionato di Eccellenza.

Pubblicità a Pagamento

Da quando sono arrivati a Rosolini, Urquiza, Urruty e Amaya, stanno cercando di ambientarsi nel nuovo scenario calcistico, e hanno avuto modo di apprezzare la cucina del ristorante “Pizza Chef”. Si sono trovati così bene a “Pizza Chef” che hanno chiesto, oltre al pranzo delle 12, di poter cenare anche alle 19 sotto l’attenta preparazione dei pasti dello chef Giovanni Modica.

E per la serie “Dimmi cosa mangi e ti dirò che atleta sei”, siamo andati a chiedere allo “chef” pluripremiato Giovanni Modica il tipo di alimentazione seguito dai tre professionisti del pallone.

“Che siano professionisti si vede anche da quello che mangiano -dice Modica-. Potrebbero sgarrare o  mangiare pizza a volontà, in quanto sia il pranzo che la cena sono offerti in base ad un accordo con la squadra del Rosolini, ed invece preferiscono seguire un’alimentazione leggera, equilibrata, e senza bevande gassate o alcoliche. Bevono solo acqua. Mangiano soprattutto petto di pollo e insalata. Un brodino al quale aggiungono un filo d’olio, e un pò di bresaola e formaggio”.

Niente alcolici quindi? “Assolutamente no -aggiunge Modica-. O meglio, raramente. Solo la domenica di quindici giorni fa, dopo la partita vinta contro il Camaro, si è voluto festeggiare la rete siglata da Urquiza, un gol del pareggio che ha spianato la strada della vittoria al Rosolini. Ma si sono fermati ad appena mezzo bicchiere di vino. Insomma, ho potuto costatare di persona che per essere dei calciatori professionisti bisogna fare dei sacrifici lavorando molto fisicamente ma stando sempre attenti a quello che si mangia. Adesso so, quando vedo le partite del Rosolini, i sacrifici che si fanno per correre in quel terreno di gioco. E i tre argentini “volano” letteralmente in campo ed io mi sento partecipe di tutto ciò perchè penso di aver contribuito nella loro sana alimentazione”.

Ad Amaya, attaccante di indiscusso valore, manca ancora la gioia del gol. C’è andato vicino sia contro il Camaro che contro il Giarre. Chissà che domenica prossima 27 gennaio contro il Paternò, nell’incontro in programma al “Salvatore Consales”, non sia la volta buona per scrivere il suo nome nel tabellino dei marcatori.

“La bresaola con un filo d’olio e, se vorranno, anche il mezzo bicchiere di vino sono già pronti per festeggiare”. Parola dello chef Giovanni Modica.

- Pubblicità a pagamento -