Da Kiev a Rosolini per scappare dalla guerra. Liudmyla: “È il minimo che potessi fare per loro”

Da Kiev a Rosolini per scappare dalla guerra. Liudmyla: “È il minimo che potessi fare per loro”

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“Ospitarle è il minimo che possa fare, oltre a sperare che questa guerra finisce presto”. Lo aveva dichiarato nella lunga intervista rilasciata sul nostro giornale cartaceo, e oggi Liudmyla Zhyltosova, moglie del rosolinese Orazio Di Mari, ha riabbracciato sua zia Lilia, la cugina Natalia e la sua amica Yulia arrivata da Kiev a Rosolini.

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Assieme a loro è arrivata anche una bambina di 9 anni, Nica, figlia di Yulia. “La mia amica ha preso la sofferta decisione di lasciare là il marito e scappare, perchè sua figlia Nica stava davvero male -dice Liudmyla-. I bambini sono terrorizzati e traumatizzati. Qualche giorno fa mi ha chiamata dicendomi: “Se mi dai alloggio vengo da te”. Ed è veramente il minimo che possa fare ospitandoli quì a Rosolini lontano dalla guerra. Ho parlato con le maestre di mia figlia della scuola Santa Alessandra e mi hanno dato disponibilità ad accogliere Nica per liberarla dai pensieri e farla distrarre”.

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A Rosolini, quindi, anche la zia di Liudmyla, Lilia, che “a Kiev stava bene -aggiunge Liudmyla, ma per problemi di salute non ha avuto scelta. Tutte sperano che la guerra possa finire presto per poter ritornare nelle loro case. Hanno cercato di resistere fino ad oggi ma le critiche condizioni igieniche e psicofisiche in cui stavano vivendo, e la forte paura di morire e non farcela, ha portato loro alla dura decisione di lasciare l’Ucraina per raggiungermi a Rosolini e trovare un po’ di pace”.

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Oggi pomeriggio sono stati accolti dall’amministrazione comunale che ha garantito massimo sostegno e disponibilità. “Nonostante il dissesto finanziario in cui versa il Comune -ha detto il sindaco Giovanni Spadola- ho dato la massima disponibilità a questa famiglia che seppur in Sicilia, vive gli incubi del conflitto. Alla piccolina che non ha nè la voglia, nè la forza di parlare ho regalato un uovo di Pasqua. Una usanza che in Ucraina non esiste. Un modo per strappare a Nica un sorriso di speranza”.

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Yulia ha voluto leggere una lettera al sindaco Giovanni Spadola: “Mi chiamo Yulia Kalachova. Ho una figlia Nika di 9 anni. Veniamo da Kiev. Non parlo italiano ma cerco di imparare le parole. Sono molto grato a Liudmyla e Orazio e a tutto il la città di Rosolini per questa accoglienza. Grazie perchè io e mia figlia non ci sveglieremo più di notte con le esplosioni di bombe. Orazio e Liudmyla sono i nostri “salvatori” che ci hanno protetto. Speriamo che ci sia la pace in Europa prima possibile”.

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