
Domani l’udienza “Acqua Salata”, l’ex deputato regionale Giuseppe Gennuso davanti ai giudici d’appello
Si svolgerà domani 19 maggio 2026 il processo d’appello “Acqua Salata”, che vede imputato l’ex deputato regionale Giuseppe Gennuso, ritenuto amministratore di fatto del Consorzio Granelli e condannato in primo grado a 5 anni e 6 mesi di reclusione per truffa e adulterazione delle acque.
L’ultima udienza, quella del 12 febbraio, era stata rinviata a causa dell’incompatibilità del presidente del collegio, il dottor Migneco, che in passato aveva firmato un provvedimento cautelare nell’ambito dello stesso procedimento. Una circostanza che ha imposto la nomina di un nuovo presidente per garantire l’imparzialità del giudizio.
Il processo ruota attorno al presunto utilizzo di un pozzo trivellato e mai autorizzato situato in contrada Chiappa, sequestrato nel 2015, che secondo l’accusa avrebbe contaminato le acque provenienti dall’acquedotto di Ispica al quale era collegato l’impianto del Consorzio Granelli.
La difesa ha chiesto una perizia tecnica per verificare l’effettiva esistenza del collegamento tra la condotta e il pozzo di contrada Chiappa. Nel frattempo, due parti civili hanno rinunciato dopo accordi economici, mentre altre tre restano costituite.
L’udienza di appello di domani sarà dunque un passaggio chiave per un procedimento che da mesi si muove tra rinvii, questioni tecniche e contrapposizioni legali. In ogni caso il tempo ha già dato un suo responso con il reato di truffa che è già virtualmente prescritto.
Parallelamente, sul fronte civile, che ha visto il Consorzio Granelli contrapposto al Comune di Pachino, si registra un punto di svolta. La proposta conciliativa del 5 febbraio scorso, per chiudere la causa n. 2256/202, proposta dal Giudice Istruttore del Tribunale di Siracusa, Maria Cristina La Piana, il 6 maggio è stata accettata da entrambe le parti. Per il Consorzio Granelli era presente all’udienza il rappresentante legale Luigi Gennuso difeso dall’avvocato Fiaccavento, per il Comune di Pachino il sindaco Giuseppe Gambuzza difeso dagli avvocati Giuca, Dell’Ali, quest’ultima in sostituzione dell’avvocato Losi.
La proposta prevede che il Comune di Pachino versi al Consorzio 40.000 euro come “giusto indennizzo” per la requisizione dell’impianto. Una cifra molto distante dagli 1,2 milioni richiesti dal Consorzio, che chiedeva un indennizzo di 60.000 euro al mese. Dopo una prima compensazione delle spese legali, agli avvocati del Consorzio sono stati concessi dal giudice anche 1.700 euro di spese a carico del Comune di Pachino al fronte dei 10.000 richiesti. I 40.000 euro sono stati calcolati in base al reddito annuo dell’impianto idrico di proprietà del Consorzio.
L’impianto era stato requisito per sei mesi durante l’amministrazione Bruno, e per circa un anno durante la gestione commissariale del Comune di Pachino.







