Elezioni europee 2024:  l’importanza di andare votare e di decidere del nostro futuro in Europa [di Salvatore Magazzù]

Elezioni europee 2024:  l’importanza di andare votare e di decidere del nostro futuro in Europa [di Salvatore Magazzù]

Questo weekend saremo chamati a votare per le elezioni europee 2024 e i partiti candidati stanno concludendo le proprie campagne elettorali, i seggi saranno aperti sabato 8 giugno e domenica 9 giugno. L’Italia eleggerà 76 dei 720 eurodeputati al Parlamento Europeo.

Le elezioni europee pongono in primo piano molti temi cruciali, dalle migrazioni al cambiamento climatico, l’economia e la competitivitá, passando per la guerra in Ucraina e quindi alla politica estera e della sicurezza in Europa, e altri temi a sfondo sociale e dei diritti come ad esempio la questione di genere. I programmi dei partiti per le elezioni europee parlano abbastanza vagamente di tutti questi argomenti, dando più o meno spazio ad alcune istanze: c’è chi chiede un maggior ruolo dell’Italia in Europa, mentre altri vogliono che l’Unione europea sia meno presente nella vita dei cittadini.

Nelle elezioni europee del 2019, sono stati i giovani a votare in massa e a salvare l’Unione europea da un’ondata di partiti euroscettici e nazionalisti apertamente schierati contro le istituzioni europee. Le generazioni più giovani e lungimiranti che credono che l’Unione europea sia più forte quando agisce in modo unito e compatto per affrontare le loro preoccupazioni, la libertá e la democrazia, i diritti,  lo studio, il lavoro, la salute, l’economia, il clima. Il loro voto cinque anni fa é stato trascinante ed ha formato un argine all’avanzare delle destre nazionaliste che miravano a ostacolare l’avanzamento dell’Unione europea dall’interno, tema che purtroppo si propone ancora oggi.

È ai giovani che viene rivolto un forte appello ad andare a votare, a loro che in questa tornata elettorale appaiono fortemente sfiduciati e disinteressati, per fargli capire quanto sia importante andare a votare, nonostante tutto, nonostante l’arrabbiatura per la pochezza del dibattito sui temi europei, nonostante la scarsa attenzione ai loro problemi, nonostante la dubbia qualitá dell’offerta politica e dei candidati selezionati per rappresentarci a Bruxelles e a Strasburgo dove occorre piú che mai presenza, impegno, serietá, competenza, capacitá di ascolto e di tessere relazioni in un contesto politico internazionale, requisiti indispensabili per essere influenti e per incidere sui temi in discussione.

L’Europa sta vivendo un rischio esistenziale. La sua sicurezza è minacciata dalla Russia, che ha riportato la guerra nel continente con l’aggressione ingiustificata dell’Ucraina. La sua economia è minacciata dalla Cina, che sta scaricando veicoli elettrici e tecnologia verde a basso costo, sbaragliando l’industria europea. Le sue alleanze strategiche sono minacciate dal potenziale ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, pronto ad abbandonare la NATO e a imporre tariffe doganali proibitive contro gli europei. Il pericolo è anche interno, con leader e partiti illiberali che guadagnano sostegno e che puntano ad entrare nel governo delle istituzioni europee per indebolire i pilastri della democrazia e dello stato di diritto. Ma nel momento in cui i cittadini sono chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento europeo, le grandi scelte che l’Unione europea dovrà compiere nei prossimi cinque anni sono state appena menzionate  dai candidati delle liste nazionali e i programmi dei partiti politici rasentano la vaghezza.

La guerra è rimasta sullo sfondo della campagna, ma senza le questioni fondamentali poste dalla minaccia che la Russia rappresenta per l’Unione europea e le risposte concrete da mettere in atto sul piano della sicurezza. L’economia è un tema quasi sempre presente, ma mai affrontato seriamente dai candidati in termini di ricette e soluzioni. “L’Europa diventerà l’economia più competitiva del mondo”, era lo slogan dell’Agenda di Lisbona adottata nel marzo 2000, sono passati ventiquattro anni e siamo ancora qui ad aspettare.  Ad aprile di quest’anno i nostri leader europei hanno deciso di rimettere la competitività al centro dell’agenda strategica. Il tema ci pone davanti a delle scelte importanti: abbiamo bisogno di più aiuti statali e di una seria politica industriale guidata da Bruxelles o dai singoli governi dei ventisette Stati membri? Un mercato aperto al resto del mondo o chiuso perché le importazioni dalla Cina e altri paesi terzi minacciano milioni di posti di lavoro e perché gli agricoltori protestano contro le importazioni scriteriate dai paesi terzi? Campione mondiale della regolamentazione digitale, perché l’UE non è mai riuscita a far nascere un Google europeo?

Ciò che è mancato nel dibattito della campagna elettorale europea è stata una discussione che metta al centro l’idea dell’Europa nel 2029. Ci hanno provato Enrico Letta, l’ex primo ministro italiano, con la sua relazione sul “futuro del mercato unico” e Mario Draghi col suo “rapporto sul futuro della competitività europea” che ha suscitato molte aspettative. Draghi ha promesso proposte per il cambiamento radicale di cui l’Europa ha bisogno, ma il suo rapporto sarà pubblicato soltanto alla fine di luglio, ben dopo le elezioni, senza che candidati ed elettori abbiano l’opportunità di dibatterlo e discuterne.

Domenica sera faremo il punto su queste elezioni europee, si vedrá se avverrà l’annunciata progressione dei partiti nazionalisti e di estrema destra o se il buonsenso ridarrá fiducia ai partiti che, con sfumature e posizioni diverse sui singoli temi, propongono di battersi per un’Europa forte e coesa, che guardi avanti, che ci protegga, che mantenga le sue promesse e che dia speranza per il futuro di tutti noi.

Andiamo a votare per essere artefici del nostro destino e per non lasciarlo decidere da altri.

Salvatore Magazzù

 

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