Giarrusso a Rosolini per presentare il primo libro che parla di voto di scambio politico-mafioso

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“Il voto di scambio politico-mafioso è il reato più grave che può essere commesso in una democrazia dopo il reato di strage e dopo l’omicidio. Ancora più grave perchè la costituzione recita che “la sovranità appartiene al popolo” e togliersi la corona di “re” per vendersi il voto per 25 euro è da stupidi”.

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Il senatore del Movimento 5 stelle, Mario Giarrusso, membro della commissione Antimafia, ha presentato mercoledì pomeriggio a Rosolini, il suo libro scritto a quattro mani con Andrea Leccese, una presentazione che segue quelle già effettuate a Siracusa e ad Avola. Assente a Rosolini il giornalista Paolo Borrometi per motivi di salute. A coordinare la serata organizzata dal meetup “Grilli Elorini”, è stata la deputata Maria Marzana.

Giarrusso ha parlato per oltre un’ora spiegando le motivazioni che hanno portato alla stesura “del primo libro in Italia che parlasse di voto di scambio politico mafioso”, un libro che pone degli interrogativi allarmati soprattutto sulla lotta efficace al voto di scambio con la mafia da parte dello Stato.

“Vi siete mai chiesti perché è da 40 anni che combattiamo la mafia e non ne veniamo a capo?”, -ha detto Giarrusso. Dal “416 ter”, norma applicata 5-6 volte, approvata nel 1992, dopo la strade Falcone-Borsellino “ma purtroppo rimasta “zoppa” limitandola allo scambio di denaro, lasciando fuori gli appalti, contributi o finanziamenti pubblici, profitti illeciti. Non è stato dato uno strumento efficace ai giudici per colpire i politici aiutati dai mafiosi”.

Nel 2014 “Pd e Forza Italia abbassano del 40% la pena per i reati di voto di scambio -ha proseguito Giarrusso-, da 7 a 4 anni, così che i politici non perdano l’interdizione dai pubblici uffici, agevolando anche la prescrizione”.

Tutto questo a discapito dei “cittadini per bene che, ormai sfiduciati, magari non vanno a votare, finendo  per diventare anche loro servi ed elemosinare i diritti dal potente di turno che si sente sovrano e che sicuramente non deve fare gli interessi del popolo ma di chi l’ha messo lì. E se il 50% della popolazione non va a votare, ai mafiosi viene in discesa ottenere percentuali più alte”.

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