Impianto di biogas alle porte di Pozzallo, la lettera di un residente: “Ricorreremo al Cga”

Impianto di biogas alle porte di Pozzallo, la lettera di un residente: “Ricorreremo al Cga”

Nella foto: il luogo descritto, in contrada Zimmardo Bellamagna

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“Alcuni anni fa, unitamente a mia moglie, ho acquistato uno stacco di terra in c.da Zimmardo Bellamagna territorio di Pozzallo, sostanzialmente al confine tra le province di Ragusa e Siracusa, che secondo i nostri progetti avrebbe dovuto costituire la nostra casa di residenza per godere della campagna nel periodo di pensione. Quel luogo costituiva il paesaggio ideale che da sempre avevamo cercato, ricco di alberi di ulivo e carrubi, con i tradizionali muri a secco ad incorniciare i luoghi, il tutto corredato da una magnifica veduta. Abbiamo vissuto lì per diversi anni, godendoci questo scenario straordinario fino a quando abbiamo appreso che, secondo i piani di qualcuno, lì doveva sorgere un impianto di biometano”.

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L’inizio di un sogno che si trasforma in incubo, quello raccontato da Giuseppe Iemmolo, modicano, che con amici e confinanti, in qualità di soci del Consorzio Bellamagna Zimmarso, decide di ricorrere al Tar per “salvaguardare quell’angolo di natura.

Ma il ricorso non finisce bene. “Mai avremmo pensato che il TAR potesse ritenere legittimo il provvedimento del Comune di Modica, che a seguito di un procedimento assai discutibile, aveva autorizzato la collocazione di questo impianto elefantiaco nel cuore di un territorio magnifico, peraltro vocato all’agricoltura e al turismo. In effetti, nel corpo della sentenza, il Tribunale Amministrativo Regionale, sottolinea le gravi anomalie che hanno comunque caratterizzato l’iter autorizzativo dell’impianto.

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Basti pensare che alcuni degli Enti che avrebbero dovuto esprimere una valutazione in merito all’iniziativa, tra tutti mi riferisco alla Soprintendenza ai beni culturali, chiamata ad esprimere il proprio parere sulle questioni paesaggistico-ambientale e archeologico, anziché partecipare alla Conferenza di Servizi si è espressa dopo che l’autorizzazione da parte del Comune di Modica era stata già rilasciata e addirittura quando ormai il giudizio da noi promosso davanti al Tribunale Amministrativo Regionale era in corso.

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Ma non è tutto, pensate che l’autorizzazione è stata concessa dal Comune di Modica su un progetto che non prevede neppure le opere e le infrastrutture di connessione tra l’impianto di produzione di biogas e il metanodotto, necessarie all’esercizio dell’impianto. È come se si autorizzasse con tanto di agibilità-abitabilità un fabbricato nel cui progetto non vengono contemplati gli allacci idrico e fognario: tutto questo nonostante la normativa lo preveda !”

“Non ho inteso agire – continua Iemmolo- per tutelare le mie ragioni personali ma per tutelare le ragioni di un territorio intero”. Così i soci del Consorzio non sono intenzionati a mollare, proprio in ragione ” di quelle gravi anomalie che hanno caratterizzato l’iter autorizzativo dell’impianto” sottolineate dallo stesso Tar. “Ho dato mandato di impugnare la sentenza del TAR in appello avanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa agli Avvocati Giuseppe Incatasciato e Giovanni Di Pasquale”.

A commentare la vicenda è proprio l’avvocato Giuseppe Incatasciato:

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I miei assistiti – ha dichiarato- hanno inteso affidare al sottoscritto ed all’Avv. Giovanni di Pasquale l’incarico di proporre appello al Consiglio di Giustizia Amministrativo avverso la sentenza del Tar che ha rigettato il ricorso proposto, tra gli altri, dagli stessi avverso l’autorizzazione del Comune di Modica all’impianto di Biometano che è stata frutto di un procedimento amministrativo che lo stesso TAR dichiara caratterizzato da “gravi anomalie”. Ebbene, nessuno vuole ostacolare lo sviluppo delle energie alternative. I miei assistiti, e ritengo anche gli abitanti della zona, sono a favore delle energie alternative nella misura in cui però si sposino con il modello di sviluppo tracciato per il territorio, che nella fattispecie va nella direzione dell’agricoltura e del turismo. Dunque se vogliamo tracciare il giusto modello di sviluppo del territorio dovremmo collocare queste strutture nei siti idonei, coincidenti con le aree già degradate da attività antropiche quali siti i industriali, le cave, le discariche e tutto questo comunque nell’assoluto rispetto delle prescrizioni di legge in materia, come anche nel rispetto dei vincoli paesaggistici-ambientali ed archeologici vigenti”

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