L’1 giugno al Teatro Greco di Palazzolo la “De Cillis” in scena con “Le Troiane” di Euripide

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L’Istituto ”E. De Cillis” nell’ambito del PON “Dalla parola alla scena”, attraverso il supporto organizzativo, didattico, e costruttivo del D.S Prof. Giovanni Di Lorenzo, degli esperti del progetto Prof.ssa Rosy Franzò, Prof.ssa Carmela Amenta e del Tutor Prof. Corrado Maltese, per denunciare gli orrori della guerra, ha progettato di rappresentare al XXV Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani di Palazzolo Acreide “Le Troiane” di Euripide, l’1 giugno 2019 alle ore 17.00.

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A incarnare la condanna di tutti i conflitti sono le donne, con i loro corpi, i visi trasfigurati dal dolore, la loro voce, figure femminili protagoniste nell’opposizione senza riserva ad ogni forma di violenza, maschere di dolore che continuiamo a ritrovare ancora oggi sulle nostre coste, sui nostri lidi, negli occhi di mamme che su barconi alla deriva tengono stretti i loro bambini, e in ogni luogo in cui le lacrime solcano il viso di esseri umani segnati dalla guerra. Le Troiane è un dramma corale, un intrecciarsi di lamentazioni di donne ridotte in schiavitù, a cui Euripide affida il compito di essere messaggere della “poetica del dolore”. L’autore lancia un messaggio provocatorio: chi è sconfitto sul campo, è vincitore moralmente. Di fronte alla totale distruzione, c’è qualcosa che nessuno deve mai lasciarsi portare via: “la dignità”. In una civiltà patriarcale, ateniese in mezzo ad ateniesi imperialisti, Euripide ha il coraggio di mettere in scena la “guerra delle donne”. È incredibile pensare che un uomo del V sec. a.C., abbia dato voce al mondo femminile: riprendendo la saga troiana, quella dell’immortale Omero, e ribaltandone il punto di vista. La guerra non è soltanto quella dei vincitori, ma anche degli sconfitti. La guerra non è solo fatta dagli uomini, ma è anche patita dalle donne.

Chi meglio delle donne, vedove, schiave, senza patria, senza città, senza figli può rappresentare il dramma della guerra? Euripide lo sa bene, e sa anche quale potenza l’universo femminile possa scatenare in scena. La sua fu una vera e propria rivoluzione: le donne, rappresentate sempre “silenziose”, stavolta prendono voce, e urlano straziate la loro sofferenza. Donne che esprimono diversi modi di vivere il dolore: Ecuba, interpretata da Morena Di Tommasi, è espressiva, distrutta, strisciante nella voce e nel corpo, pur conservando sempre la sua dignità regale; Cassandra, Martina Santaera, dall’altera figura scenica, profetizza la fine di Agamennone; Andromaca, Roberta Paolino, piena di orrore all’idea di finire schiava in casa di assassini. Un crescendo di tensione si avverte all’annuncio dell’uccisione di Astianatte, sulla scena il piccolo Matteo Scala, che con i suoi abbracci e la sua candida innocenza, rendono ancora più straziante il dolore di Andromaca alla notizia della sua morte. L’ingiustizia commessa, è disdegnata perfino da Taltibio, Giulio Calvo, espressione del potere greco. I Soldati, Salvatore Immermina e Corrado Paternò, rappresentano l’alter ego dei miletes argivi, il loro lato umano, quello che prova sdegno per le azioni compiute.

Nel monologo di Poseidone, Federico Faraone, che apre il dramma, si avverte il dolore della devastazione e la disperazione dei vinti attraverso la figura del Dio. Un’Elena altezzosa, causa di tutto quel dolore, ancora vanitosa e abbigliata con vesti regali, è interpretata da Vittoria Agosta. Donna che con eloquenza e fascino femminile, tenta di sfuggire le sue colpe innanzi al marito tradito, Menelao, interpretato da Carlo Nicastro. Sullo sfondo tenebroso del teatro è sempre presente il Coro, Valeria Lao, Ludovica Licitra, Jole Cavallo, Tecla Spatola, Maria Di Mari, Emanuela Savarino, Delia Armenia, Alessia Pirozzi, Benedetta Cascino, Alice Iozzia, Luigi Sessa e Gabriele Spatola, che narra gli accadimenti e dà vita ai sentimenti dei protagonisti, secondo la poetica Aristotelica del teatro che serve alla catarsi, alla purificazione dell’animo umano.
Un doveroso ringraziamento va al Dirigente Scolastico Prof. Giovanni Di Lorenzo per la sua attiva, dinamica e partecipe cooperazione, sempre propositivo per il perseguimento di un’effettiva crescita della Scuola in tutte le sue dimensioni, nei suoi valori, nella sua funzione educativa e didattica, sostenendoci con pazienza e spirito collaborativo. Inoltre, esprimo la mia gratitudine alle famiglie dei discenti che hanno creduto in questo progetto sostenendolo in tutta la sua complessità, perché solo una leale condivisione del progetto educativo tra famiglia e scuola può consentire il tanto auspicato successo scolastico e formativo. Ed infine, un abbraccio ai nostri “piccoli attori”, che interpretando l’attività teatrale come una delle forme più divertenti ed inclusive di raccontare una storia, perché mette insieme la parola, la gestualità, la musica e la danza, hanno creato un’atmosfera quasi “magica”, pregna di confidenze, complicità ed amicizia, un’esperienza che ognuno di loro conserverà per sempre nel proprio cuore.

La coordinatrice del Progetto
Prof.ssa Rosy Franzò

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