L’Associazione Rosolinesi in Piemonte alla mostra di Renato Guttuso e opere di Massimo D’Azeglio

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“Renato Guttuso, l’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ‘68”

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Domenica 04 Marzo 2018 l’Associazione Rosolinesi in Piemonte in visita alla mostra dedicata al grande artista siciliano, una presenza di forte rilievo nella storia dell’arte italiana del Novecento.

Alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino troviamo esposte più di 60 opere provenienti da importanti musei e collezioni pubbliche e private europee, fra le più significative  di soggetto politico e civile, dipinte fra il 1935 e il 1975. Inoltre è presente un variegato repertorio di opere con differenti soggetti: ritratti e autoritratti, paesaggi, nature morte, nudi, vedute di interno, scene di conversazione, che dimostrano l’alta qualità dei risultati raggiunti dal pittore di Bagheria.

La mostra inizia con la tela “Fucilazione in campagna “ del 1938, ispirata dalla fucilazione di Garcia Lorca, la prima di un lungo e ininterrotto periodo sul tema delle lotte per la libertà fino a  giungere alla condanna della violenza nazista nei possenti disegni del “ Gott mit uns” del 1944. Più avanti, successivamente ai giorni della guerra e della tirannia fascista,  si dedica a nuove opere per stile e sentimento come : “Marsigliese contadina” del 1947 e  “Lotta di minatori francesi” del 1948.

Il percorso espositivo si snoda come un continuo racconto che, approdando agli anni sessanta, mostra opere di partecipe testimonianza militante quale “ Vietnam” del 1965 o di affettuosa vicinanza agli avvenimenti del periodo sessantottino,  come le giornate del maggio parigino, a cui dedica “Giovani innamorati”  del 1969.

Infine una maestosa tela di grossa dimensione del 1972 raffigura i “Funerali di Togliatti”,  ove si notano molti personaggi della sinistra italiana e straniera, in cui è sintetizzata la storia delle lotte e delle speranze di un popolo e le ragioni della militanza dell’uomo e dell’artista Guttuso.

Da alcuni critici Guttuso è stato definito il Picasso italiano, capace di rubare qua e là e di trasformare in uno stile forte e deciso qualunque cosa incontrasse. Per altri critici invece era l’espressione della realtà attraverso un’arte in continua evoluzione, ma l’artista siciliano non era e non è catalogabile visto la sua tendenza a rompere gli schemi e quindi di difficile collocazione anche negli ambienti della cultura di sinistra.

Dal secondo dopoguerra Guttuso si è dedicato con convinzione alla ricerca di un legame tra impegno politico e sociale e la vena artistica sicuro che questa, con le sue opere, potesse svolgere una funzione civile con una valenza profondamente morale.

In altro locale della G.A.M.  visitiamo una piccola mostra basata sul lavoro di indagine volta a ricostruire la storia di un dipinto raffigurante Massimo D’Azeglio per accertare se trattasi di ritratto o di autoritratto.

Il percorso della mostra presenta capolavori della cultura figurativa romantica e fotografie d’epoca, manoscritti e documenti originali che hanno consentito la soluzione del mistero.

“Il ritratto di Massimo D’Azeglio”  è un dipinto di Giuseppe Molteni, uno dei maggiori ritrattisti di Milano, grande amico di D’Azeglio col quale condivideva interessi artistici e commerciali.

I due percorsi della galleria hanno evidenziato l’interesse e la manifesta soddisfazione del gruppo dell’Associazione Rosolinesi in Piemonte, guidato dal Presidente Salvatore Petriglieri, che assume l’impegno di ritrovarsi presto per un nuovo percorso socio-culturale.

Salvatore  Petriglieri

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