
Rosolini, anche la sepoltura a terra ora ha un costo: 730 euro per il campo comune
A Rosolini, l’inumazione nel campo comune, quella che un tempo rappresentava l’opzione più essenziale e accessibile, ha ora un prezzo: 730 euro.
Tanto costa, da mercoledì 29 aprile 2026, un posto nel campo comune del cimitero di Rosolini.
La delibera di Giunta comunale (numero 50 del 29 aprile), dichiarata immediatamente esecutiva, colma un vuoto normativo che si trascinava dal 1992, anno in cui è stato approvato l’attuale regolamento comunale di polizia mortuaria e cimiteriale. Mentre nel tempo sono stati aggiornati i tariffari per tutte le altre forme di sepoltura, l’inumazione era rimasta priva di una disciplina economica definita. Oggi cessa di essere una pratica gratuita o non regolamentata, trasformandosi in una voce di spesa precisa.
La cifra stabilita si compone di 650 euro per la concessione dell’area (il pezzo di terra) e 80 euro di diritti di istruttoria. Ma questi 730 euro rappresentano solo il punto di partenza: tra scavo e spese accessorie, il conto finale per una famiglia può sfiorare i mille euro. Secondo gli addetti ai lavori, si tratta di un costo elevato se confrontato con i comuni limitrofi, soprattutto per una sepoltura a terra.
Per chi non può sostenere la spesa, la normativa nazionale garantisce ancora la gratuità (indigenti e famiglie bisognose). Per tutti gli altri, invece, anche l’opzione più semplice diventa un costo da pianificare.
La delibera, nelle sue conclusioni, presenta la tariffa come riferita a una concessione ventennale, costruendo su questa durata la propria giustificazione economica: 730 euro per vent’anni, per un’area destinata all’inumazione. Ma i conti non tornano. E lo evidenzia la stessa delibera che, in premessa, richiama l’articolo 35 del regolamento cimiteriale: la durata è infatti di dieci anni, con possibilità di rinnovo per altri dieci previo pagamento della tariffa vigente al momento della scadenza. Non vent’anni garantiti, dunque, ma dieci più un’eventuale proroga, a condizioni che potrebbero essere diverse da quelle attuali. Presentare i due periodi come un blocco unico è una lettura comoda, ma non del tutto coerente con quanto previsto dal regolamento citato.
E dopo i dieci o vent’anni? La delibera non lo chiarisce. Una lacuna tutt’altro che secondaria, considerato che chi opera nel settore segnala da tempo un problema concreto: la mummificazione naturale può impedire la completa decomposizione nei tempi previsti, rendendo difficile liberare gli spazi alla scadenza. Come si intenda gestire questa eventualità a Rosolini resta una domanda aperta.
Il tema degli spazi, del resto, è già attuale. Non tanto per i posti a terra, che risultano ancora disponibili in numero significativo, quanto per le aree edificabili, quelle destinate a cappelle, edicole e monumenti funerari: sono queste le più richieste e ormai prossime all’esaurimento, con domande che il Comune fatica a soddisfare.
In questo contesto si inserisce anche la vicenda del project financing. Nel 2019 il Comune aveva sul tavolo un progetto da oltre 2,2 milioni di euro per l’ampliamento del cimitero, con la realizzazione di nuovi loculi, cappelle e ossari. Il sindaco Spadola decise di bloccarlo, in quanto iniziativa privata, dichiarando la volontà di verificare prima la reale disponibilità delle aree attraverso un censimento. Una scelta, in linea di principio, comprensibile. Quel censimento, però, non è mai stato avviato, o quantomeno non ne è mai stata resa nota l’esecuzione, e il progetto è rimasto fermo.
Al suo posto, oggi, arriva una delibera che introduce una tariffa per i posti a terra.
Se nei prossimi anni queste aree dovessero essere progressivamente occupate, il cimitero di Rosolini rischierebbe, nel medio-lungo periodo, di trovarsi senza spazi disponibili: né aree edificabili, già oggi limitate, né posti a terra, nel frattempo saturati. Una prospettiva che la delibera non affronta.
Il precedente non è incoraggiante: l’ultimo ampliamento del cimitero risale al 1999, durante l’amministrazione Giuca. Da allora sono passati oltre venticinque anni senza interventi strutturali. Il rischio concreto, sempre più avvertito in città, è quello di arrivare impreparati a una futura saturazione, senza soluzioni pronte né risorse già pianificate.
Quella approvata il 29 aprile dalla giunta Spadola è davvero una scelta di gestione amministrativa, o assomiglia piuttosto a una strategia diversa: monetizzare ciò che esiste oggi, rimandando la soluzione di ciò che ancora manca?
Enrica Odierna







