Gennuso: “Basta con veleni e menzogne”, tre avvocati per querelare Paolo Borrometi

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Tre avvocati, due in sede civile e uno in sede penale, per difendere la sua “onorabilità” contro “le continue menzogne di cui si rende protagonista il giornalista Paolo Borrometi”.

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Il deputato regionale Pippo Gennuso, tornato all’Ars dopo la condanna ad 1 anno e 2 mesi per aver patteggiato l’accusa di “traffico di influenze” nell’ambito di un filone di inchiesta del “Sistema Siracusa”, non ci sta ad essere continuamente additato come esponente “vicino alla mafia” e pubblica tutte le sentenze che, al contrario, lo vedono come persona che ha denunciato e fatto arrestare esponenti mafiosi. Gennuso parla anche di diverse “antimafia”, e il giornalista Paolo Borrometi sarebbe «utile e organico diffusore di veleni e menzogne dell’antimafia di chi “ci campa”».

Borrometi, giornalista d’inchiesta sotto scorta a causa della sue continue denuncie sul sistema mafioso, ha parlato a metà luglio scorso anche in piazza Garibaldi a Rosolini nel giorno del ricordo al magistrato Paolo Borsellino. Anche in quella occasione aveva additato Gennuso come personaggio che “ha inquinato l’immagine di Rosolini”.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale del comunitato stampa inviato alla nostra redazione dal deputato regionale Giuseppe Gennuso: “In merito alla campagna di dileggio della mia persona e di miei familiari cui si è reso protagonista il giornalista Paolo Borrometi, in questo ultimo anno in particolare e fino a pochi giorni fa, attraverso la pubblicazione di un libro, articoli di stampa, post sui social e interventi in convegni e incontri anche nelle scuole, ho ritenuto di avviare ogni azione a tutela della mia persona e della onorabilità mia e dei miei familiari, sia in sede civile che nella sede penale, dando mandato agli avvocati Corrado Scimonello e Corrado Di Stefano, per la sede civile, e Bartolo Iacono, per la sede penale, di promuovere le necessarie iniziative.

Intendo sin d’ora precisare che qualsivoglia accostamento della mia persona a consorterie mafiose o a personaggi legati alla mafia è frutto di una deliberata volontà di discredito e diffamatoria del giornalista Paolo Borrometi.

Il mio nome e quello dei miei familiari, con riferimento alla mafia, appare solo come persone offese dal reato (sentenza Tribunale di Palermo del 13.12.2018, sentenza Corte d’Assise di Siracusa del 13.5.1999), come soggetto estraneo agli interessi mafiosi (Decreto archiviazione GIP di Catania del 22.9.2017 – ordinanza Tribunale di Siracusa, sezione penale, del 20 gennaio 2004), o, comunque, per escludere ogni forma di partecipazione o vicinanza (ordinanza Tribunale di Catania – V sezione penale, del 7 maggio 2018) senza contare le numerose denunce presentate da me e dai miei familiari in relazione a minacce e tentativi di estorsione riconducibili a personaggi legati alla criminalità organizzata.

Al giornalista Paolo Borrometi voglio solo ricordare che c’è una antimafia vera e c’è quella dei professionisti dell0antimafia, quella dei fatti -accertati anche dai Giudici della Repubblica- e quella dell’effluvio di parole destinate solo al dileggio e alla diffusione di informazioni false ed errate, e c’è anche l’antimafia di chi “ci campa” dentro un perverso circuito mediatico-giudiziario e politico del quale il giornalista Paolo Borrometi è utile e organico diffusore di veleni e menzogne.

Allo scopo di fare piena luce sui fatti che dal giornalista Paolo Borrometi vengono attribuiti a me o a miei congiunti, e che saranno dettagliatamente esposti negli atti di querela e negli atti del giudizio civile, formalmente sarà richiesto che il giudizio venga esteso anche ad accertare la verità o la falsità dei fatti, con conseguente e relativa facoltà per lo stesso giornalista di fornire ogni elemento di prova e di giudizio.

Adesso dico basta al dileggio ed alle congetture false e chiedo, attraverso le mie azioni giudiziarie nei confronti del giornalista Paolo Borrometi, che si accertino i fatti e la verità.

Rosolini, 2 agosto 2019

On.le Giuseppe Gennuso

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