“La mafia nel territorio siracusano” . L’associazione “LIBERA” all’ I.T.I.S. di Rosolini

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«Ho il pregiudizio che non soltanto sappiamo di star valicando il confine tra la Sicilia sedicente “sperta” […]e la Sicilia che da quella “sperta” è definita “babba”da intendere al meglio come ingenua, ma più propriamente e correntemente stupida[…]»…scriveva Sciascia ma, a quanto pare quel territorio percepito come luogo ameno fatto di “sicuri e pacifici rapporti” ”dal 1980 tanto “babbo” non è; dalla delinquenza spicciola si è passati ad una serie di delitti a cadenza settimanale dietro cui si cela la criminalità organizzata. A spiegarci la condizione in cui versa la provincia di Siracusa sono stati i responsabili dell’associazione Libera di Avola, invitati dal consigliere d’istituto Domenico Monaca e dal rappresentante d’Istituto Giorgio Di Stefano durante l’assemblea d’Istituto dell’I.T.I.S. tenutasi lo scorso 31 Marzo presso i locali della palestra. “La legalità deve partire prima da noi stessi” – ha dichiarato il D.S. Giovanni Di mari il quale ha incitato i giovani a non giudicare ciò che di “illegale” vedono all’esterno se prima essi stessi non hanno comportamenti “legali” nei confronti della “società civile”. Hanno preso parte alla conferenza il prof.re Antonino Calvo, l’avv. Lauretta Rinauro, l’avv. Salvatore Gradante e Giovanna Raiti, sorella di Salvatore Raiti, giovane carabiniere di 19 anni ucciso dalla mafia. “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” a presentarla è Il prof.re Antonino Calvo, sostenitore dell’associazione, nata il 25 marzo 1995 con l’intento scavare sulla logica perversa della criminalità organizzata e di porre alla luce del sole quella corruzione che miete gli innocenti. L’associazione Libera vuole creare una rete tra persone che credono ad una CONVIVENZA CIVILE affinché diventi una forza che possa contrastare tutte le mafie e promuovere la legalità e la giustizia. Gli avvocati Rinauro e Gradante hanno sottolineato l’importanza della legge n. 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, che prevede l’assegnazione dei patrimoni e delle ricchezze di provenienza illecita a quei soggetti – Associazioni, Cooperative, Comuni, Province e Regioni – in grado di restituirli alla cittadinanza, tramite servizi, attività di promozione sociale e lavoro. Spiegando come l’associazione Libera ne promuove l’effettiva applicazione in collaborazione con l’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, le Prefetture e i Comuni, i percorsi di riutilizzo dei beni. Un pregnante silenzio per la toccante testimonianza di Giovanna Raiti, insignita dell’onorificenza di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana, per il suo impegno civile contro la mafia. Lei, testimone di un dolore indescrivibile, un dolore che ha pervaso improvvisamente la sua famiglia per la perdita del fratello, giovane Carabiniere siracusano, a cui è intitolato il Presidio canicattinese di Libera, Medaglia d’Oro al Valor Civile, ucciso a soli 19 anni, il 7 marzo del 1981 nell’agguato mafioso della Circonvallazione di Palermo, assieme ai Carabinieri, Silvano Franzolin e Luigi Di Barca, e a Giuseppe Di Lavore, autista dell’auto con la quale stavano trasferendo dal carcere di Enna a quello di Trapani il boss mafioso catanese Alfio Ferlito. La testimonianza di Giovanna Raiti diviene indispensabile per scrollare i giovani dalla passività in cui versano soprattutto quando quel “non sento” “non vedo” “non parlo” diventa violenza tacita per l’umanità.

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Sara Calvo

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