Saluto commosso a Salvatore Francalanza, Don Luigi: “La sua morte non passi inosservata”

Saluto commosso a Salvatore Francalanza, Don Luigi: “La sua morte non passi inosservata”

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Un giorno tristissimo, oggi, per Rosolini che ha dato il suo ultimo saluto all’ennesimo compaesano la cui vita è stata tragicamente strappata dal covid.

Alle 16.30 il feretro di Salvatore Francalanza è entrato dal portone della Chiesa Madre: dietro di lui, stretta in un assordante dolore, la sua famiglia.

Ad attenderlo una chiesa colma di amici e parenti, sull’altare, per officiare la santa messa, Don Luigi Vizzini. Ai lati invece tutta la categoria dei barbieri di Rosolini.

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Silenzio e dolore, inframezzati da poche parole, ricordi, lettere strazianti. “A nome mio e di tutti i colleghi parrucchieri di Rosolini – ha letto Giancarmelo Puglisiin questo triste giorno vogliamo ricordare le indiscutibili qualità del nostro collega e amico Salvatore. In situazioni come questa si ha sempre la sensazione che le parole siano vuote e che non possano esprimere a pieno la persona che stiamo a ricordare. Carissimo Salvatore, avendo potuto conoscere e apprezzare la tua straordinaria personalità, eravamo convinti che tu avessi avuto la meglio rispetto al virus ma la tua improvvisa scomparsa ci ha lasciato un profondo dolore. Ciao Turiddu Black & White”.

Sotto la guida di mio papà imparavi il mestiere di parrucchiere – ha detto Maurizio Di Mari-, era il tuo maestro dal quale ti separavi solo al termine della giornata lavorativa. Lui ti diceva: “Salvatore, vai che è tardi”, e tu rispondevi: “No devo restare fino a quando non finisco”. Le nostre famiglie sono sempre state unite da un legame fortissimo, abbiamo condiviso tappe fondamentali delle nostre vite professionali e personali. Oggi ti do l’ultimo abbraccio, ma ti assicuro che continuerò a volerti bene, perchè quel legame ha fatto sì che la mia famiglia fosse anche la tua, e la tua la mia. Ciao Salvatore.”

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Tra le lettere, anche quella del medico di famiglia di Salvatore, la Dottoressa Francesca Micieli: “Caro Salvatore, un mese fa sei venuto nel mio studio, non perchè stavi male, tu eri sanissimo. Salvatore non soffriva di nulla, ogni sei mesi effettuava prelievi e i suoi valori erano sempre nella norma. Quando mi parlava del vaccino, come faccio con tutti i miei pazienti, discutevamo, ma lui mi disse “Appena ho risolto questa problematica con il mio familiare che sta male, penserò a farmi il vaccino”. Poi una sera ricevo una chiamata, non stava bene, ma i sintomi erano quelli comuni. Non era grave. Fino a quando una sera ricevo una chiamata dalla sua famiglia, stavolta dai toni diversi: Salvatore si era molto aggravato e doveva essere ricoverato. Da lì il ricovero in terapia intensiva, poi la sua improvvisa dipartita. Salvatore non ce l’ha fatta, pur avendo lottato fino alla fine, per sua moglie, i suoi figli, i suoi nipoti. Io avrei voluto vederlo tornare nel mio studio, come lo spero per tutti i miei pazienti. Se Salvatore fosse uscito dall’ospedale con le sue gambe e non dentro questa bara, io credo che nel suo salone di parrucchiere avrebbe fatto lui per primo prevenzione. Vi ho raccontato tutto questo – ha concluso la Dottoressa- perchè Rosolini è un bel paese, ma se ne dicono tante. Questa è la verità e io ne sono diretta testimone.  Oggi dobbiamo riflettere tutti e tanto, questo virus può dare segni banali, ma la fine può anche essere diversa. Ricordiamolo che Salvatore era sanissimo. Scusaci se potevamo fare un pò di più”. 

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Parole di conforto e riflessioni da Don Luigi Vizzini: “Siamo qui in chiesa dinanzi ai suoi resti mortali, le riflessioni possono essere tante, ognuno tragga le proprie nel proprio cuore e con la propria intelligenza. Però c’è un fatto: Salvatore è qui. Concordo con quanto detto dalla dottoressa, perchè insieme possiamo difenderci di fronte all’invasione, alla guerra. E di fronte alla guerra l’urgenza non ti permette di fermarti e riflettere. Le sollecitazioni sono tante e provengono pure da Salvatore che non è più in mezzo a noi fisicamente. La sua morte penso abbia parlato non solo a tutti gli amici che oggi gli stiamo accanto, ma ha parlato a tutta la nostra città. La sua morte non può passare inosservata, il suo sacrificio non può passare inosservato. Oggi però le parole servono a poco: alla famiglia, dico, abitiamo il dolore, come le donne che vanno al sepolcro di Gesù, che non fuggono, che prendono contatto con la morte come annuncio di vita che supera una visione troppo angusta e distruttiva per l’esistenza terrena e ci augura l’eternità”.

Alla famiglia Francalanza porgiamo nuovamente sentite condoglianze.

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